Politica

Lodo Mondadori, il Pg chiede lo sconto

In Cassazione il Procuratore ha confermato tutte le accuse prevedendo però un risarcimento leggermente ridotto per Berlusconi. Sentenza dopo l’estate

Un piccolo sconto. Ma l’impianto accusatorio contro la Fininvest resta in piedi quasi in tutto. Ieri in Cassazione è iniziata la battaglia finale della lunga guerra tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti sul lodo Mondadori. Il Cavaliere è stato condannato in secondo grado e ha dovuto versare un risarcimento di 564 milioni di euro alla Cir. ieri il procuratore generale ha sostenuto che il risarcimento è «legittimo» ma va «lievemente ridotto». Il Pg infatti, pur respingendo, ritenendoli infondati, quasi tutti i 15 punti presenti nel ricorso presentato dai legali di Fininvest, ha accolto due voci che riguardano la successiva rivendita delle azioni Espresso e il loro aumento equitativo del 15% rispetto all'importo totale. Il magistrato ha infatti ravvisato tutte le «illiceità» riscontrate dai giudici milanesi, illiceità «che hanno dato forza a una delle due parti rispetto all'altra». Inoltre, ha aggiunto, la Fininvest ha «violato i principi di lealtà che devono contraddistinguere le fasi di una trattativa». Anche per quel che riguarda il «danno patrimoniale da indebolimento della posizione negoziale», la corte – ha aggiunto Fimiani – «ha applicato principi consolidati, ha fatto un calcolo che si capisce». A questo punto i giudici della Cassazione potrebbero scegliere di riquantificare al ribasso la somma di risarcimento o, come è più probabile, di celebrare un nuovo processo d'appello per quel che riguarda le due voci «accolte» dal procuratore generale. La sentenza dovrebbe arrivare dopo l’estate. Ci sarà invece il 19 luglio la decisione del Gup di Napoli sulla richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi per la cosiddetta compravendita dei senatori nel 2006. E in particolare di Sergio De Gregorio passato dall’Idv al Pdl. Gli avvocati del Cavaliere, Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, hanno presentato due eccezioni: la prima riguarda una questione di competenza territoriale del tribunale di Napoli, in quanto ritengono che tocchi a Roma decidere su un reato di corruzione legato appunto alla compravendita di senatori. La seconda, la insindacabilità del voto dei parlamentari così come previsto dall'articolo 68 della Costituzione. Ma Berlusconi è alle prese anche con il finanziamento del Pdl e con gli «evasori» che non versano le quote di adesione. Nell'ultimo bilancio del 2012 si scopre che sono sempre tantissimi gli eletti «inadempienti» per una somma totale di oltre 6 milioni di euro, ben due milioni in più rispetto all'esercizio precedente. Un buco che fa il paio con la «grandissima riduzione» della voce «quote associative annuali», vale a dire il versamento del «contributo annuale una tantum» degli iscritti e degli eletti (deputati, senatori e consiglieri provinciali e comunali): si parla di appena 40 mila euro di introiti, con una perdita secca di oltre 13 milioni di euro rispetto all'anno scorso. A lanciare l'allarme rosso sono i tesorieri Rocco Crimi e Maurizio Bianconi che nella relazione gestionale chiedono l'intervento urgente degli organi competenti nei confronti dei cattivi pagatori. Nel dettaglio la situazione si presenta così: il 40% dei parlamentari nazionali ed europei hanno «posizioni arretrate», mentre il 21% non ha mai versato nulla per un ammontare complessivo di 3 milioni 293mila 400 euro.

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