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Il Pil va a fondo Lenta ripresa solo nel 2014

L’economia italiana ha toccato il fondo ma l’avvio della risalita, che si intravede, resta lenta e difficile, senza «solide fondamenta per prevederla»: ci sono, infatti «qua e là segni di fine...

L’economia italiana ha toccato il fondo ma l’avvio della risalita, che si intravede, resta lenta e difficile, senza «solide fondamenta per prevederla»: ci sono, infatti «qua e là segni di fine caduta e più aleatorie indicazioni di svolta», ma non ancora «germogli di ripresa». È uno scenario pesante quello prospettato dai dati presentati ieri dal Centro studi di Confindustria che ritocca «nettamente al ribasso» i dati sulla crescita del Pil stimati appena lo scorso dicembre: -1,9% nel 2013, dall’1,1% e 0,5% rispetto al precedente 0,6%. E se è vero che «il maggior trascinamento negativo» è una eredità del 2012 rimbalzata sul 2013 con una variazione complessiva del Pil pari al -1% e che «oltre l'80% della caduta prevista per l'intero anno è già stata registrata», e dunque è già alle nostre spalle, è anche vero che «la ripresa sarà lenta». A favore di un ritorno alla crescita giocano il minor costo dell’energia, «che rimpolpa il potere d’acquisto», la conferma dei progressi del contesto glocale, l'affievolimento delle misure di austerity, il «conforto di una maggiore stabilità di azione del governo, orientata alla crescita» e il cauto rinsaldarsi della fiducia. Ma contro restano, elenca il report Csc, un perdurante credit crunch, la perdita di competività di costo, gli ampi spazi vuoti di capacità che si sono accumulati in molti settori industriali e le gravi difficoltà delle costruzioni. Fattori che pesano ancora sull'economia italiana con cui si potrà accorciare, ma di di poco, quel 9% di distanza tra il Pil ante-crisi e quello a fine 2014. I dati infatti mettono a fuoco un «orizzonte con più disoccupazione» sia nel 2013 che nel 2014: il tasso per l'anno in corso è cifrato infatti al 12,2% mentre per il prossimo anno l'attesa è per un 12,6%. In crescita ancora il ricorso alla Cig che «potrà sgonfiarsi» solo dalla primavera 2014 quando si potranno contare circa 350mila unità coinvolte. Il mercato del lavoro continuerà a vivere una situazione drammatica e proseguirà l'emorraggia di posti di lavoro: saranno 700 mila i lavoratori che nel 2013 avranno perso l'impiego. Una cifra che salirà a 817 mila per la fine del 2014. Complessivamente dunque, stima ancora il Csc, i posti di lavoro persi al 2014 saranno superiori a 1,8 milioni. La situazione delle famiglie italiane non appare meno pesante anche se per il 2014 qualcosa potrebbe iniziare a muovere: il Csc, infatti, registra un arretramento del 3% nel 2013 e un micro miglioramento del +0,3% nel 2014. In 4 anni, però, stima ancora Confindustria, le famiglie italiane hanno lasciato sul terreno della recessione consumi equivalenti a un mese e mezzo di spesa, circa 2.480 euro. Ma non è solo la mancanza di lavoro ad imporre una tragica spending review agli italiani, famiglie e imprese; anche il fisco, gioca pesantemente la sua parte, denuncia ancora il Csc. Nel 2013, infatti, la pressione fiscale toccherà un picco storico del 44,6% mentre quella effettiva schizzerà al 53,4%, un livello «insostenibilmente elevato» che si registrerà anche nel 2014. E in tutto questo il rischio deflazione è, per Confindustria, giusto dietro l’angolo. La minaccia, per l'Italia e per l'Europa, è concreta, considerata la «brusca decelerazione» dei prezzi al consumo nel nostro Paese negli ultimi sei mesi (+1,1% annuo in maggio da +3,2% nel settembre 2012). Mai come ora, dunque, serve per gli imprenditori, responsabilità. È a questa che si appella anche Squinzi guardando positivamente ai primi passi del nuovo governo di larghe intese. «Non possiamo perdere l'opportunità che questa legislatura, purtroppo avviata con ritardo, ci offre», ammonisce chiudendo la presentazione dei dati Csc. «Non possiamo perdere l'occasione per far lavorare alacremente e serenamente questo governo. Un governo che ha davanti un percorso sicuramente difficile ma rispetto al quale nessuno dovrà mettersi di traverso», avverte, sottolineando come «il senso di responsabilità, spesso assente nel passato, è una leva per la crescita».

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