Politica

Consulenti e vecchi saggi Tutti con Zingaretti in Regione

Infornata di fedelissimi: tanti erano con lui in Provincia E i consiglieri aumentano fondi per gruppi e personale

L’ultima arrivata è Cecilia D’Elia. L’ex assessore provinciale di Sel, rimasta fuori dalla Camera dei deputati - era numero 6 nella circoscrizione Lazio 1 - ha trovato collocazione alla Regione Lazio. Quarantamila euro lordi l’anno come consulente del governatore - e suo ex presidente a Palazzo Valentini - Nicola Zingaretti. Di cosa si occuperà? Il Bollettino ufficiale della Regione Lazio del 27 giugno coadiuverà il presidente «per le esigenze in materia di contrasto alle discriminazioni e di tutela dei diritti fondamentali di genere». La nomina di Cecilia D’Elia è inserita in una vera e propria infornata di consulenti esterni a disposizione di Zingaretti. Tra loro, c’è Umberto Gentiloni Severi, professore di Storia contemporanea a Teramo e parente dell’ex ministro e attuale deputato Pd Paolo Gentiloni, che si occuperà delle esigenze del governatore «in materia di tutela della memoria storica». Percepirà 40mila euro lordi l’anno. C’è poi Catello Caiazzo per le «esigenze del presidente della Regione in materia statistico-economica». Anche a lui 40mila euro. Budget più ridotto - 15mila euro lordi l’anno - all’avvocato Cesare San Mauro - candidato non eletto con Centro Democratico al Senato nel Lazio - che si occuperà delle esigenze del governatore «in materia di società a partecipazione pubblica». Sempre il Burl pubblicato ieri - all’allegato 1 - riporta poi le nomine del Comitato per la legislazione, organismo di massimo otto membri che formuleranno proposto per la semplificazione normativa, il decentramento delle funzioni amministrative, il recepimento delle normative europee e controlleranno l’attuazione delle leggi regionali. Tutti percepiranno 40mila euro lordi l’anno. Solo gli otto «saggi» (Silvestro Maria Russo, Giuseppe Domenico Caruso, Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, Maria Cristina Quiligotti, Vincenzo Nunziata, Paola Puliatti, Riccardo Carpino) costeranno ai cittadini del Lazio 320mila euro l’anno. Per i consulenti nominati ieri si spenderanno invece 135mila euro l’anno. In totale quasi mezzo milione di euro (455mila per la precisione) che sicuramente si sarebbe potuto risparmiare. Ma, del resto, la Giunta Zingaretti - fatta di tutti assessori esterni - resta la più cara d’Italia. Così com’è anomalo che sia la prima giunta regionale del Lazio ad avere un vicesegretario generale e un segretario di giunta esterno all’amministrazione regionale - Vincenzo Gagliani Caputo. Per non parlare dell’aumento di stipendio del direttore dell’Agenzia regionale dei parchi Vito Consoli, della nomina di Alessio D’Amato a responsabile della cabina di regia della sanità a 115mila euro l’anno e di Manuela Manenti alla direzione Rifiuti, già dirigente della Provincia di Roma rinviata a giudizio per truffa e turbativa d’asta nell’inchiesta sugli scuolabus per disabili che ha colpito anche l’ex assessore provinciale di Zingaretti Amalia Colaceci. Ma non è l’unica con incidenti giudiziari diretti o indiretti: ci sono anche tre assessori - Michele Civita, Sonia Ricci e l’ex Paola Varvazzo - e il capo di gabinetto di Zingaretti (anche lui a Palazzo Valentini quando l’attuale governatore ne era presidente). Certo è che a fronte delle otto direzioni regionali soppresse, il budget risparmiato è stato prontamente reimpiegato in consulenze e nomine di fedelissimi esterni all’amministrazione regionali. Zingaretti non ha lasciato a spasso nessuno. L’ex assessore provinciale al Bilancio Antonio Rosati, rimasto disoccupato dopo l’abolizione dell’ente, è andato all’Arsial, Amedeo Piva all’Ipab Sant’Alessio. Anche un altro ex assessore provinciale, Antonio Cecchini, candidato non eletto alla Pisana nella lista civica Zingaretti, dato in procinto di prossima ricollocazione in un’altra Ipab. Ma anche in Consiglio regionale le cose non vanno meglio. Approvando il recepimento della spending review nazionale varata dal governo Monti, la maggioranza di centrosinistra ha ratificato la proposta di Giunta approvando la legge 9, il cosiddetto «collegato al Bilancio 2013». Dentro ci sono norme lodevoli, previste dai tecnici del Professore. Ma anche alcune norme curiose. I consiglieri regionali, ad esempio, nel dare una sforbiciatina al proprio stipendio si sono fatti un regalino: si sono riaumentati il contributo per il rapporto eletto/elettore (l’ex art. 8) che la Polverini aveva dimezzato portandolo da 2.000 a 3.500 euro (art. 1 c.3). L’indennità di funzione è di 7.600 euro. Lo stipendio totale lordo di ogni consigliere è così di 11.100 euro, a ben vedere un taglio lordo di 1.000 euro, pur avendo abolito vitalizi e indennità di funzione. L’articolo 11 comma 3 aumenta poi la quota per i gruppi consiliari, che passa da 4.000 a 5.000 al mese per ciascun consigliere, in totale si passa da 45mila a 65mila euro l’anno per ogni eletto. L’articolo 14 c. 4 lett. a) e f) introduce poi un nuovo organismo, la «Conferenza dei Presidenti» cui assegnare una struttura di diretta collaborazione di tre persone esterne a chiamata diretta. Presidente del Consiglio, membri dell’Ufficio di Presidenza, presidente del Co.re.co.co., presidenti di commissioni, presidente del Cal e gruppi consiliari oltre alla dotazione prevista avranno altre tre persone di diretta collaborazione. Un modo per assumere più persone dopo la stretta varata dall’Ufficio di Presidenza il 14 gennaio scorso, prima delle elezioni. Il comma 5 lett. a) del medesimo articolo 14 consente infine di nominare dirigenti senza fare alcun concorso tra i funzionari regionali che oggi svolgono funzioni non dirigenziali. Alla faccia della meritocrazia.

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