Politica

Al Paese serve più saggezza e meno saggi

di Alberto Di MajoSe in Italia ci fossero meno saggi e più saggezza potremmo anche farcela. Il Paese potrebbe fronteggiare la recessione economica di questi anni e la crisi di democrazia spaventosa...

Se in Italia ci fossero meno saggi e più saggezza potremmo anche farcela. Il Paese potrebbe fronteggiare la recessione economica di questi anni e la crisi di democrazia spaventosa che ci portiamo dietro da Tangentopoli. Ma servono coraggio e determinazione. Il governo guidato da Enrico Letta continua a rinviare le decisioni in attesa di un miracolo che difficilmente si concretizzerà. Superati i «tecnici» di Mario Monti, sono mesi ormai che abbiamo riposto la nostra fiducia nei «saggi». I primi dieci li ha nominati il presidente della Repubblica Napolitano. Poi sono arrivate le larghe intese. Il premier Letta ha chiamato quaranta saggi per ridisegnare l’architettura istituzionale del Paese. Infine, tanto perché in Italia non ci facciamo mancare niente, ieri il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha nominato otto saggi, componenti del cosiddetto comitato per la legislazione. Formuleranno proposte sulla semplificazione normativa, il decentramento delle funzioni amministrative e il recepimento delle normative europee. Inoltre, controlleranno l’attuazione delle leggi regionali. Diranno che in questo modo ci sarà più attenzione e confronto sulle decisioni. Tuttavia è curioso che sempre ieri il presidente del Consiglio delle Autonomie del Lazio, l’organismo che raccoglie i rappresentanti degli enti locali e che, per legge, deve essere consultato dalla Regione prima di approvare norme che riguardino i comuni, si sia lamentato di non essere stato nemmeno chiamato dalla Giunta. Ma serviranno tutti questi saggi? L’impressione è che si allunghino soltanto i tempi delle decisioni. Sappiamo cosa dovrebbero fare i nostri amministratori: tagliare la spesa pubblica. È l’unico modo per ridurre le tasse e far respirare lavoratori e imprenditori. Non ci sono altre ricette. Al contempo serve una modernizzazione della macchina statale e una revisione della nostra democrazia rappresentativa. Quanto ci vuole per dimezzare i parlamentari e il loro stipendio, modificare le funzioni del Senato trasformandolo in una Camera degli enti locali, abolire le Province (tutte) e cancellare il finanziamento pubblico ai partiti? Aspettiamo, con ansia, che i saggi ce lo facciano sapere.

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