Politica

Lo spettro (politico) di Marina

di Francesco Perfetti - La voce, per quanto smentita, di una prossima eventuale discesa nel campo della politica da parte di Marina Berlusconi alla guida del partito fondato dal padre è una di...

La voce, per quanto smentita, di una prossima eventuale discesa nel campo della politica da parte di Marina Berlusconi alla guida del partito fondato dal padre è una di quelle tante notizie che piacciono a quella categoria di giornalisti i quali, più che a raccontare i fatti, sono alla ricerca, continua e spasmodica, di scoop, veri o falsi. A costoro poco importa se una notizia sia vera o falsa. L'importante è che sia verosimile, perché delle due l'una: se si rivelasse vera sarebbe uno scoop, se, al contrario, fosse falsa, la smentita costituirebbe una seconda notizia. Nel caso in questione, e fatta una tara prudenziale sulla credibilità della fonte e messo da parte il cinismo giornalistico, siamo in presenza di una ipotesi, che, indipendentemente dal suo tasso di verosimiglianza, è da valutare seriamente sotto il profilo politico. Il Pdl, allo stato attuale, non è un partito in crisi di leadership. La figura di Berlusconi, per quanto azzoppata dalla magistratura, non è affatto messa in discussione in quello zoccolo duro di elettori del Pdl che (al netto dei milioni di voti perduti) hanno confermato, anche nell'ultima consultazione elettorale, al di là delle previsioni, la fiducia nel proprio capo. Per costoro, le sentenze di condanna nei confronti del Cavaliere finiscono, in quanto percepite come atti di persecuzione giudiziaria, per diventare dei tonici. D'altro canto il Pdl è un partito atipico rispetto alle forze politiche tradizionali: è un partito carismatico nel senso che il leader ha un rapporto di tipo diretto, personale, quasi simbiotico, con la sua base elettorale e che va oltre le consuete strutture organizzative e correntizie. Detto questo, va anche riconosciuto che, sotto altri profili, il problema di leadership esiste. Esiste perché lo pone, in maniera ineludibile, l'età avanzata di Berlusconi. Ed esiste, ancora, perché, almeno da un punto di vista formale, lo pone la possibilità di una esclusione, per via giudiziaria, dello stesso Berlusconi dalla partecipazione diretta, in prima persona, alla vita politico-parlamentare del paese. Stando così le cose, è evidente che l'eventuale discesa in campo di Marina Berlusconi, la cui personalità ha tanti tratti in comune con quella del padre senza averne quelle zone di ombra che l'hanno offuscata, potrebbe costituire un valore aggiunto per il futuro del partito e per le sue fortune, quanto, soprattutto, alla possibilità di recupero di quegli elettori moderati, che, non facendo parte del suo zoccolo duro, se ne erano allontanati. Potrebbe essere letta, questa eventuale discesa in campo di Marina Berlusconi, come una sorta di ritorno alle origini, allo spirito, cioè, di quella Forza Italia che irruppe in maniera prorompente sulla scena politica italiana nel 1994. E avrebbe l'effetto, in ogni caso, come accadde quando decise di scendere in campo il padre, di sconvolgere le acque della politica. Marina Berlusconi, per la sua età e per la sua grinta oltre che per il fatto di essere una donna, verrebbe percepita davvero come la "novità" del centrodestra contrapponibile a un Matteo Renzi visto come la "novità" rottamatrice del vecchio centrosinistra. Fino a che punto l'ipotesi della discesa in campo di Marina Berlusconi sia, allo stato attuale, realistica non è, naturalmente, possibile sapere con ragionevole certezza. Anche perché ad essa sono collegate non poche questioni. Vi sarebbe, per esempio, la necessità di sciogliere il nodo del conflitto di interessi nel quale lei si troverebbe per i ruoli ricoperti nelle aziende di famiglia. Vi sarebbero, poi, da superare le prevedibili (e comprensibili) resistenze interne al partito provenienti da chi - in qualche misura, a torto o a ragione - ritiene di essere un possibile successore di Berlusconi. Qualche voce si è già levata, per esempio, contro il pericolo di una "successione dinastica" o "monarchica" che dir si voglia, anche se, a quanto sembra, si tratta di un sentimento minoritario a fronte di più generalizzate manifestazioni di consenso. È presto per dire, al di là delle voci e delle smentite, come andrà a finire. Certamente bisognerà attendere che passi l'estate e si definiscano, in qualche modo, anche i travagli del centrosinistra, tuttora in crisi e alla ricerca di una identità e di una leadership. Una cosa, però, è certa. Carlo Marx aprì il suo Manifesto del partito comunista con una frase celebre: "Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo". Si potrebbe dire, parafrasandolo: "Uno spettro si aggira per il sistema politico italiano: lo spettro di (Marina) Berlusconi". E non è detto che sia uno spettro con cattive intenzioni.

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