Politica

Previsioni azzardate

di Marlowe - Sabato scorso, mentre Brasile e Italia si affrontavano a Salvador de Bahia in una città arroventata dagli scontri, il mercato finanziario cinese chiudeva la settimana con tassi al...

Sabato scorso, mentre Brasile e Italia si affrontavano a Salvador de Bahia in una città arroventata dagli scontri, il mercato finanziario cinese chiudeva la settimana con tassi al livello record del 25 per cento. Contemporaneamente la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime di crescita di Cina, Brasile e India. Nelle stesse ore un report di Capital Economics, un centro di ricerca indipendente di Londra, ha previsto per la Russia dieci anni con Pil tra il 2 e il 3 per cento, ben distante dal 7-8 del decennio d'oro 2000-2008. A maggio la crescita trimestrale del Sudafrica è stata ritoccata e non di poco: dall'1,6 allo 0,9. Che cos'hanno in comune questi fatti? Riguardano i Brics, acronimo di Brasile, India, Russia, Cina e Sudafrica, le nuove potenze che fino a pochi mesi fa avrebbero dovuto, nelle previsioni, rimpiazzare l'Occidente nelle graduatorie economiche e sociali. Un rapporto pubblicato ad agosto 2011 dal colosso della consulenza PricewaterhouseCoopers meravigliò il mondo attanagliato dalla crisi Europa-Usa. Secondo quel documento, in base al Pil a parità di potere d'acquisto, nel 2018 la Cina supererebbe gli Stati Uniti, sorpassati nel 2045 anche dall'India. La Russia nel 2014 scavalcherebbe la Germania. Ma il maggior numero di sorpassi è accreditato proprio al Brasile: nel 2011 sulla Francia (cosa non avvenuta) e nel 2013 sulla Gran Bretegna (previsione azzeccata), a seguire nel 2025 sulla Germania, nel 2037 sulla Russia, nel 2039 sul Giappone. Altri sorpassi clamorosi: nel 2018 dell'Indonesia sul Canada, nel 2019 del Messico sull'Italia, nel 2020 della Turchia sul Canada, nel 2028 del Messico sulla Francia, nel 2030 dell'Indonesia sull'Italia, nel 2031 del Messico sulla Gran Bretagna, nel 2033 della Turchia sull'Italia, nel 2039 del Messico sulla Germania, nel 2040 dell'Indonesia sulla Francia, e sempre dell'Indonesia nel 2044 sulla Gran Bretagna e nel 2047 sulla Germania. Risultato: a metà secolo la graduatoria planetaria vedrebbe al primo posto la Cina, al secondo l'India, al terzo gli Usa, poi Brasile, Giappone, Russia, Messico, Indonesia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Turchia, Italia e Canada. Qualcosa forse andrà rivisto. Nel frattempo mentre Brics e paesi emergenti entravano nelle tracce degli esami di maturità, uscivano dai grandi portafogli azionari. Dal primo gennaio 2012 al 21 giugno 2013 gli indici Msci Brics ed Msci Em che misurano i listini delle cinque nuove potenze e quello dei paesi in via di sviluppo sono tornati al palo, mentre l'indice Msci Word delle borse mondiali è aumentato del 25 per cento. Un’ inversione che per la Banca Mondiale sarà nei prossimi anni la prima causa del rallentamento dell'economia globale. Curiosamente, tranne l'India, tutti i Brics hanno celebrato il nuovo status attraverso i grandi eventi sportivi: la Cina le Olimpiadi 2008, il Sudafrica i Mondiali di calcio 2010, la Russia le Olimpiadi invernali 2014 ed i Mondiali 2018. Ma è stato il Brasile a fare l'en plein: Confederations Cup, Mondiali 2014, Olimpiadi 2016. Che queste vetrine non portino bene, com'è capitato alla Grecia? Ovviamente è presto per passare dall'infatuazione per i Brics al decretarne il declino. Le cause sono diverse. La Cina è afflitta dalla bolla finanziaria e dall'economia-ombra, senza una valuta come il dollaro e la forza della Federal Reserve. La Russia dalla dipendenza dal settore energetico: il 20 per cento del Pil, il 50 degli introiti pubblici. Entrambi hanno un chiaro deficit di democrazia. Dove la democrazia c'è, come in Brasile, Sudafrica, India (ma anche Turchia) ha prodotto proteste per la distribuzione della ricchezza ed i servizi da terzo mondo. Una piaga che affligge il Brasile, dove la crisi del modello sindacal-laburista di Ignacio Lula ereditato da Dilma Rousseff rischia di trascinare i due alleati Venezuela e Argentina, dominati da un populismo ancora più radicale. Ma il maggiore handicap si chiama tecnologia. Nessuno di questi paesi, neppure la Cina, ha investito le rendite energetiche e finanziarie nell'hi-tech, limitandosi a investire, comprare e copiare dal resto del mondo. Mentre la vecchia America è passata dalla new economy allo shale gas, la nuova frontiera dell'energia che potrebbe mettere in crisi i grandi paesi produttori: a cominciare ancora dai Brics.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.