Fare zero alla schedina sarebbe stato più semplice. Il sindaco di Roma Ignazio Marino, con una sola mossa, è riuscito a far infuriare il segretario nazionale del Pd Guglielmo Epifani e con lui tutto il Nazareno; il presidente del Consiglio Enrico Letta; il Pd romano e laziale; tutti gli alleati di governo a Roma. Come? Proponendo ai grillini di entrare in Giunta. Offerta formulata al candidato sindaco Marcello De Vito, che ha subito organizzato una consultazione on line prima di essere smentito dal padre-padrone Beppe Grillo in persona. Il sondaggio si è chiuso alle 11 di ieri - poi divenute le 15 - ma dei risultati neppure l’ombra. Anche se, secondo indiscrezioni, il «sì» all’ingresso dei grillini in Giunta avrebbe stravinto con l’80% dei consensi. «Prima di decidere e di esprimerci aspettiamo il parere della Rete», dice De Vito, prima di essere smentito dal comico: «Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze, né palesi né tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma», scrive Beppe Grillo sul proprio blog, sconfessando la consultazione on line: «L’unica base dati certificata coincidente con gli attivisti M5S e con potere deliberativo è quella nazionale e quindi il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore». Con il candidato governatore e attuale consigliere regionale stellato Davide Barillari a fare da pappagallo: «Nessuna alleanza né palese né mascherata». Benservito a De Vito e nessun grillino in giunta, ma la frittata è fatta. Perché l’iniziativa di Marino - fatta per rappresaglia nei confronti del Pd per i troppi paletti sulla composizione della giunta, per la faida tra correnti e per la deputata-assessore che non si trovava - aveva il significato di un calcio nel sedere. E come tale è stata presa al Nazareno. Non c’è un democratico da Epifani in giù a non essere inferocito per un cambio di linea politica non concordata con i vertici. E la toppa messa da Marino sembra peggio del buco. A Grillo, dice il sindaco, «rispondiamo con il nostro metodo: faremo scelte sulla base dei curricula e delle capacità delle singole persone. Noi non abbiamo chiesto nessuna alleanza al M5S. Abbiamo semplicemente continuato a proporre il nostro metodo. Se M5S presenterà candidature valide saremo contenti di prenderle in considerazione. Non abbiamo mai chiesto di fare un’alleanza con il centrosinistra né di votare alcunché che non gli vada bene». Ma un nome non verrà mai indicato. Evidente l’imbarazzo del segretario regionale Enrico Gasbarra e del reggente romano Eugenio Patanè che accusano il comico: Beppe Grillo è un padre-padrone che dice solo no e parlano di «protagonismo distruttivo e demagogico», difendendo il M5S romano. Parole che ricordano la disperazione di Bersani. Ma forse pronunciate solo per salvare sulla linea un autogol. Nel frattempo Sel è insofferente. «Esiste una coalizione che ha vinto le elezioni ed è abilitata a governare: è quella di Roma Bene Comune. Se M5S vorrà sottoscrivere i contenuti programmatici sarà libero di farlo. Se ci sarà convergenza, tanto di guadagnato» e «comunque non siamo in presenza di un allargamento della maggioranza: sarebbe un processo politico che richiederebbe i tempi necessari. Ora sarebbe una cosa improvvisata e inesistente - dice il coordinatore Sel Roma Giancarlo Torricelli - La questione dell’ingresso in giunta mi sembra una cosa un po’ controversa». Sel lamenta l’incapacità di Marino di tenere i rapporti e trovare un equilibrio col Pd e avverte sul rischio che diventi vittima di correnti e sottocorrenti. Per questo «scalcia» insofferente e propone un assessorati ai grillini. Intanto le correnti del Pd sono in fibrillazione. I franceschiniani mugugnano per il «niet» su Michela Di Biase, i popolari non hanno un assessore, i renziani volevano un loro esponente al posto della rinunciataria Bonaccorsi. Una polveriera. In questo contesto, Marino ha ieri riconvocato in Campidoglio Sel e Pd, delineando un nuovo assetto dopo la runincia all’Urbanistica di Marina Dragotto. Quattro assessori del Pd: Paolo Masini (Lavori pubblici e Periferie), Daniele Ozzimo (Casa e Decoro Urbano), Estella Marino (Ambiente) e la deputata Marta Leonori - ha sostenuto la mozione Marino all’ultimo congresso, ma è dalemiana e sarebbe stata convita da una triangolazione tra Marino, Gasbarra e lo stesso Lìder Massimo - al posto della Bonaccorsi (Commercio, Turismo e Attività Produttive); a Sel Luigi Nieri (vicesindaco e Bilancio). Poi i tecnici: Flavia Barca (Cultura, sorella dell’ex ministro), Giovanni Caudo (Urbanistica), la «badante» del chirurgo Alessandra Cattoi (Affari generali e istituzionali), l’ex sottosegretario rutelliano Guido Improta (Mobilità), Rita Cutini (Servizi Sociali, vicina a Sant’Egidio, candidata senza fortuna alla Camera con Scelta Civica), Luca Pancalli (Qualità della Vita e Sport, presidente del Comitato Paralimpico). Mancherebbe solo un tassello, un politico donna per la Civica: si parla di Rita Paris. E si sarebbero intensificati i colloqui telefonici tra il sindaco e Alfio Marchini. Oggi pomeriggio, salvo altri psicodrammi, il varo della squadra di governo della Capitale. Anche perché per il Bilancio potrebbe esserci un colpo di scena: Tommaso Antonucci, già direttore generale della direzione Bilancio della Regione Lazio, già dg del Gruppo Sanigest, un passato allo Sviluppo Economico e oggi nel Cda della Bagnolifutura del Comune di Napoli.
Marino schiaffeggia il Pd. Caos Giunta
Il sindaco apre al M5S, ma Grillo sconfessa i suoi: nessuna alleanza Nervi tesi con i vertici Dem. Nell’esecutivo spuntano due supertecnici
