La colonna sonora non poteva che essere «Ruby Tuesday» dei Rolling Stones. E anche un pezzettino di «(I can’t get no) Satisfaction» che va sempre bene quando si parla di sesso e affini. Per la precisione il tema sarebbero quelle che secondo il tribunale di Milano popolavano le «cene eleganti» di Arcore. Quelle che sono costate a Silvio Berlusconi una condanna a 7 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ruby e le «olgettine» sono diventate, loro malgrado, le icone di questo ennesimo processo al Cavaliere. Ma davanti a tanta «ingiustizia» il direttore del Foglio Giuliano Ferrara non ha dubbi. Ed ecco allora Piazza Farnese, ore 19, un palcoscenico improvvisato sul retro di un camioncino, la sagoma cartonata dell’ex premier, una foto dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak (lo «zio» di Ruby), un microfono, due casse e uno striscione: «No all’ingiustizia puritana». «Un piccolo show del nostro scontento» spiega l’Elefantino. Che per l’occasione si mette il rossetto e manda un «bacino» a Ilda Boccassini. In piazza molti supporter del Cav. Con più tempo, spiega il direttore, la folla sarebbe stata sicuramente maggiore. Ma la «protesta civile» andava organizzata subito. Perché Berlusconi non è certo un «santo», ma «non è un reato essere Berlusconi». Lo è diventato, lunedì, a Milano. In un processo in cui è diventato «necessario attaccare i testimoni della difesa perché non esistevano i testimoni dell’accusa». «Cercano di dimostrare con metodi talebani - tuona Ferrara - che c’è un’Italia incompatibile con Berlusconi. Ma non esiste». Insomma, «una questione strettamente privata» (copyright dello scrittore americano Martin Amis ndr ), è stata trasformata in pubblica accusa allo scopo di far fuori, finalmente (per i suoi avversari) e definitivamente, il Cavaliere dal Parlamento. E se c’è chi si «indigna» , c’è chi risponde rivendicando la «libertà» di tutti «da metodi incompatibili con la democrazia». Tra questi, oltre a Ferrara e la moglie Anselma Dell’Olio; oltre a deputati e senatori Pdl sparsi qua e là (tra gli altri Daniela Santanché, Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Stefania Prestigiacomo, Daniele Capezzone, Giancarlo Galan); oltre al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi (unico esponente pidiellino del governo presente); c’è soprattutto lei: Francesca Pascale. La fidanzata del «condannato». «Non l’ho avvertito - dice mentre porta a spasso per la piazza una torma di giornalisti e fotografi -. Mi avrebbe detto che era preoccupato e mi avrebbe consigliato di non venire. Ma io lo avrei fatto lo stesso e per la prima volta gli avrei disobbedito. Per questo non gli ho detto nulla». E punta il dito contro il tribunale di Milano: «Mi sono sentita violentata dalla sentenza. Offesa da Berlusconi? No, mi sento offesa dalla giustizia che non funziona. Dell’uomo che amo posso solo essere orgogliosa. La giustizia deve essere giustizia, non può essere politicizzata. Ognuno deve essere libero, nessuno può calpestare la vita delle persone. Mi sembra che Boccassini sia disposta a tutto pur di attaccare Silvio Berlusconi, si dovrebbe vergognare». «Berlusconi - prosegue - non è preoccupato per i suoi processi. Un innocente non può esserlo. È preoccupato per i cittadini italiani. Si aspettava la condanna. Mi ha colpito, è stato lui a darci coraggio a farci tornare il sorriso. Sì, ero con lui, dove è il mio posto, almeno per il momento. È un uomo che ama le donne? Per fortuna altrimenti non gli sarei piaciuta. Sono possessiva e gelosa, ma adesso ama solo me». E l’amore, per fortuna, non è un reato.
E Francesca scende in piazza per difendere il «suo» Silvio
Protesta La fidanzata di Berlusconi alla manifestazione organizzata da Ferrara: «Mi sono sentita violentata dalla sentenza di Milano»
