Politica

Il caso Imu fa affondare la Idem

Dopo un’ora di incontro con Letta il ministro rassegna le dimissioni Le sue deleghe verranno redistribuite tra gli altri membri del governo

Di certo ha imparato una cosa: le tasse si pagano. Subito. Peccato che, per capirlo, sia servito un fugace passaggio al governo. Josefa Idem da ieri sera è l’ex ministro alla Pari Opportunità, Sport e Politiche Giovanili. Non è bastata la conferenza, con tanto di avvocato, organizzata nella sala stampa di Palazzo Chigi. Le spiegazioni sono risultate insufficienti. Almeno per il premier Enrico Letta che ieri, dopo un’ora di faccia a faccia, l’ha invitata a lasciare l’incarico. Da vera sportiva Idem ha lottato fino alla fine. Ha provato in tutti i modi a evitare la sconfitta. E, solo alla fine, si è arresa. Ma poco importa. Come recita una delle frasi che l’ex canoista ha scelto per accompagnare la biografia postata sul proprio sito: «Le sconfitte naturalmente bruciano, ma sono anche un’ottima opportunità per imparare e fare meglio la volta dopo». L’impressione, però, è che difficilmente ci sarà una prossima volta. Soprattutto perché uno dei motivi che ha spinto il presidente del Consiglio a far dimettere il suo ministro è stato il pressing del Pd. Il partito che ha portato Idem in Parlamento. Fortemente voluta da Pier Luigi Bersani che ora, suo malgrado, è diventato una piccola «spina nel fianco» dell’esecutivo visto che ha «sponsorizzato» il primo ministro dimissionario e Flavio Zanonato, l’uomo che, con le sue uscite sull’Iva, ha creato non poco scompiglio all’interno della maggioranza. Ma ora non è tempo di cercare «colpevoli». Caso chiuso con due comunicati stampa lungamente meditati e limati. «Come ministra - si legge nella nota diffusa dal dicastero - ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del "gioco". La "persona" Josefa Idem, già da giorni invece, si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti. Quando sono salita dal Presidente Letta avevo già maturato la decisione di dimettermi, ma ho comunque voluto condividere con lui l’attenta valutazione del quadro venutosi a creare ed esporgli la scarsa rilevanza di quanto imputatomi. Confermo quindi le mie dimissioni, augurando buon lavoro al Presidente del Consiglio Enrico Letta al quale rinnovo la mia più profonda stima». «Ho preso atto della volontà irrevocabile del ministro Idem di rassegnare le dimissioni - è la risposta di Palazzo Chigi -. Sono convinto che emergeranno rapidamente, e in tutta la loro limpidezza, la correttezza e il rigore morale che conosco essere fra i tratti distintivi di Josefa Idem e per i quali l’ho scelta e le ho chiesto di entrare a far parte del governo. Spero che sia salvaguardata ora la vita privata sua e della sua famiglia. A Josefa esprimo il più sincero ringraziamento per questi 50 giorni di lavoro comune, nei quali ha avuto modo di dimostrare qualità politiche e amministrative che al governo del Paese sarebbero state utilissime. Ho informato il Presidente della Repubblica delle dimissioni del ministro Idem e della mia volontà di comunicare al prossimo Consiglio dei ministri la redistribuzione delle sue deleghe all’interno dello stesso Consiglio». Insomma, per ora non ci saranno altre nomine. E mentre Aurelio Mancuso, leader di Equality Italia, chiede che le deleghe sulle Pari Opportunità (e quindi sui diritti), vengano assegnate a Cecile Kyenge, tra i Democratici c’è chi "festeggia" («Ha fatto la scelta migliore per se stessa e per il Governo» commenta il deputato Dario Ginefra) e chi, invece, coglie l’occasione per attaccare il Cavaliere. «Josefa Idem si dimette per sospette irregolarità fiscali - si chiede il senatore Corradino Mineo -. Ma in coro si chiede a Berlusconi, già condannato a 13 anni, di restare. Perché?»

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