Politica

Ruby va a sentenza, Berlusconi rischia sei anni

Giudici in camera di consiglio, verdetto previsto per la giornata di oggi

A poco più di tre anni dall'inizio della vicenda e a soli due anni e mezzo dall'avvio delle indagini a carico di Silvio Berlusconi (iscritto nel registro degli indagati il 21 dicembre 2010) il processo di primo grado per concussione e prostituzione minorile, il cosiddetto 'caso Ruby' oggi potrebbe già andare a sentenza. Lo scorso 13 maggio il procuratore aggiunto Ilda Boccasini e il pm Antonio Sangermano hanno chiesto per il Cavaliere una condanna a 6 anni di carcere, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 6 anni di interdizione legale. Il 27 maggio 2010 Karima El Marough, 17 anni e 6 mesi (è nata il primo novembre 1992) viene fermata da una volante della polizia in corso Buenos Aires. Caterina Pasquino, un'amica da cui ha dormito qualche sera prima dopo una serata trascorsa in discoteca, l'ha accusata del furto di 3mila euro in contanti e di alcuni gioielli. La ragazza, minorenne e senza documenti, viene portata in questura e fotosegnalata. Nel frattempo si cerca una comunità per minori o una casa famiglia a cui affidarla. La procedura si interrompe bruscamente quando la funzionaria di turno, Giorgia Iafrate, dopo una serie di telefonate con il dirigente dell'ufficio prevenzione generale, Ivo Morelli, e il pm Annamaria Fiorillo che si occupa del caso, affida Karima (poi salita agli onori delle cronache come Ruby Rubacuori) alla ex soubrette e consigliere regionale Nicole Minetti. A chiedere che la 17enne venga lasciata andare è l'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avvisato dell'accaduto da una telefonata della escort brasiliana Michelle Coceicao, mentre fa ritorno da una riunione dell'Ocse a Parigi. Al telefono con il capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, il Cavaliere spiega che la giovane gli è stata segnalata «come nipote di Mubarak», presidente egiziano. Sono le due di notte del 28 maggio quando Ruby e Nicole Minetti escono dalla questura. Nasce così il caso Ruby. Bunga bunga, burlesque, travestimenti, e «cene eleganti» ad Arcore finiscono di lì a poco sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. I giudici della quarta sezione penale di Milano si sono ritirati in camera di consiglio per emettere la sentenza sul processo Ruby, che vede Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. All'inizio dell'udienza, durata pochi minuti, il presidente del collegio Giulia Turri ha consegnato al pm e alla difesa di Berlusconi un esposto presentato ai carabinieri della stazione di Montagnana, in provincia di Padova. Subito dopo l'avvocato Niccolò Ghedini ha preso la parola, e ha depositato un breve documento per commentare «la poderosa memoria» depositata dai pm, un commento di poche pagine sulla deposizione del 13 maggio scorso di Ruby al processo parallelo a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, di cui sono stati acquisiti i verbali, e la «documentazione che riguarda la sentenza di Trani e la giurisprudenza di cui abbiamo parlato la scorsa volta». Tutti questi documenti erano già stati fatti pervenire al procuratore Edmondo Bruti Liberati, che oggi in aula sostituisce il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, e al sostituto Antonio Sangermano. L'accusa ha rinunciato alle repliche e i giudici hanno dichiarato chiuso il dibattimento. Il collegio presieduto da Giulia Turri si è ritirato in camera di consiglio per emettere la sentenza.

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