Politica

Ora nel Pd si scoprono tutti tifosi renziani

Nel partito crescono i sostenitori del sindaco E anche Bindi lo difende: «Non penalizziamolo»

Forse non c’è bisogno di scomodare lo scrittore americano Elbert Hubbard e un suo famoso aforisma in cui ricordava che l’amicizia altro non è che «il tacito accordo fra due nemici di voler collaborare per un bottino comune». Ma certo colpisce che, mentre Matteo Renzi tiene tutti sulle spine lasciando il dubbio che ci sia chi sta lavorando per «fregarlo» un’altra volta, nel Pd continui a crescere il partito dei renziani. Ormai sono veramente pochi quelli che, interrogati sulla possibilità che il sindaco di Firenze diventi il prossimo leader del partito, non rispondano «sarebbe una bella notizia». Non tutti, ovviamente, «tifano» per Renzi allo stesso modo. Alcuni lo sostengono apertamente, magari lo vedrebbero meglio a Palazzo Chigi, ma non hanno dubbi sul fatto che il futuro del partito sia nelle sue mani. Altri continuano a contrastarlo, ma lealmente. È il caso di Rosy Bindi che ieri, dalle pagine di Repubblica , ha avvertito: «Non si ferma l’onda renziana con le mani. Non voterò Renzi alla guida del Pd, ma non ci sto a cambiare le regole per penalizzarlo». O del prodiano Franco Monaco. Uno che, durante la sfida tra il sindaco e Pier Luigi Bersani, si schierò apertamente con il secondo spiegando la propria scelta in un articolo su Europa dal titolo inequivocabile: «Quattro no a Renzi». Sempre ieri, sullo stesso quotidiano, ha scritto: «Il Pd non deve rinunciare al modello di democrazia competitiva dentro e fuori di esso. La cosa favorisce Renzi? Anche a me Renzi deve ancora convincere, ma questo non è un buon argomento per cambiare le regole. Chi non si riconosce in Renzi gli opponga un candidato alternativo, possibilmente competitivo». Insomma nessuno vuole che il rottamatore debba rinunciare alla corsa per la segreteria. E le spiegazioni potrebbe essere diverse. La prima, ipotesi piuttosto irrealizzabile, è che alla fine i suoi avversari sperino veramente di trovare un candidato alternativo in grado di poterlo battere. La seconda, più probabile, è che sperino semplicemente di poter partecipare alla distribuzione delle «briciole» che, in una vittoria del Pd a livello nazionale, spetterebbero comunque all’opposizione. In certi casi, si sa, meglio avere una corrente piccola e rumorosa che perdersi nel magma della maggioranza. Dove peraltro si trovano già in tanti. Il sindaco, infatti, da settimane sta lavorando per rendere il patto di sindacato che lo sosterrà più ampio possibile. Ha recuperato un ottimo rapporto con Massimo D’Alema mentre non ha mai rotto con Enrico Letta. Sia il presidente del Consiglio in carica che il lìder Massimo, dopotutto, sembrano più interessati ai grandi palcoscenici internazionali che alle «miserie» di casa nostra. Sostenere Renzi leader del Pd e candidato premier (vincente) del centrosinistra, sarebbe l’occasione per ottenere, in cambio, poltrone di prestigio. Attorno alle due «punte di diamante», si muovono gli altri che con più o meno forza, invitano il sindaco a candidarsi alla segreteria. Uno dei suoi sfidanti, Gianni Pittella, è sicuro che «se Renzi scende in campo per la segreteria darà uno scossone salutare al Pd. Abbiamo bisogno di un leader dentro una leadership collettiva, con uomini e donne che conoscono i cittadini, il territorio. Un uomo solo per noi non va bene». Il sindaco di Bari Michele Emiliano, che in passato aveva descritto il rottamatore come «anaffettivo», oggi spera «di convincere, ma siamo a buon punto, Matteo Renzi a candidarsi alla segreteria. Lo Statuto del Pd non si tocca, lo Statuto parla di primarie, di segretario del partito che è il nostro candidato premier ed è per questo che devono essere aperte a tutti perché se c’è coincidenza tra segretario e leader della coalizione di centrosinistra, come noi immaginiamo, è evidente che devono votare tutti». E Nicola Latorre non è da meno: «Se Renzi annuncerà la sua candidatura sarà un’ottima notizia per il Pd. Sono certo che Renzi voglia un partito forte anche perché sa che la sfida più difficile viene dopo le elezioni. Non cambi l’Italia se non hai un ampio consenso della società italiana, e lo puoi costruire solo con un soggetto politico solido». Al coro si unisce, un po’ a sorpresa, Eugenio Scalfari. Che nella sua consueta articolessa domenicale (titolo: «Quando Renzi vincerà il gran ballo comincerà») non si «converte» completamente, spiega che se il sindaco si candida vince, ma aggiunge che questo farà ripartire la speculazione mettendo in crisi il governo Letta. Eppure confessa: «A me era antipatico, poi a Firenze, nel corso della nostra "Repubblica delle Idee" l’ho conosciuto e mi è parso simpatico». Proprio lui che in passato lo aveva definito «Ghino di Tacco» (riferimento tutt’altro che implicito a Bettino Craxi ndr ). Insomma, piccoli renziani crescono, al punto che Mario Adinolfi commenta su Twitter: «Sono stato uno dei 12 parlamentari Pd su 350 a sostenere Renzi alle primarie quando lo volevano morto. Bello leggervi tutti renziani oggi». Difficile dargli torto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.