Politica

Dai sindacati in piazza l’ultimatum a Letta: «Il tempo è scaduto»

Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di passare dagli annunci ai fatti sul tema del lavoro

Un avvertimento. Duro, ma che lascia ad Enrico Letta un certo margine di manovra. Cgil, Cisl e Uil si ritrovano a piazza San Giovanni per spiegare al governo che il «tempo è scaduto». Che, dopo tanti annunci, ora occorre passare ai fatti. L’appuntamento è per mercoledì, quando il governo dovrebbe dare il via libera al pacchetto di riforme sul tema del lavoro. Doveva succedere venerdì, ma alla fine l’esecutivo si è preso qualche giorno in più. Ad essere maliziosi verrebbe da pensare che tutto sia stato studiato nei minimi particolari. I sindacati in piazza e il governo che, magnanimo, accoglie le loro proposte. Si vedrà se questo sarà il «lieto fine». Ieri, intanto, sono arrivate le richieste della piazza. Un piazza piena (si parla di oltre 100mila persone) che tra gli altri ha ospitato, cosa tutt’altro che scontata, anche il leader del Pd Guglielmo Epifani. «Il Pd è al fianco dei lavoratori in questa manifestazione dei sindacati - ha spiegato -. C’è rispetto e la condivisione dell’obiettivo di mettere il lavoro al primo punto. È una giornata importante e ho voluto esserci». Il segretario democratico, quasi giustificandosi, ha comunque voluto ribadire che «far cadere il governo in una fase così drammatica sarebbe da irresponsabili». Di certo da piazza San Giovanni non sono arrivati applausi per il premier. «Non vanno bene gli annunci che non si traducono in scelte che non diano il senso del cambiamento - ha tuonato Camusso -. Siamo in piazza perché il Paese ha bisogno di risposte rapide per uscire dalla crisi». «Il governo Letta faccia una proposta, basta con i bizantinismi - le ha fatto eco il leader della Cisl Raffaele Bonanni -. Vogliamo una scossa nell’iniziativa dell’esecutivo. Il presidente del Consiglio abbia coraggio nel fare una cosa nuova. Il Paese perisce perché c’è chi si perde in chiacchiere». Duro anche Luigi Angeletti (Uil): «In un Paese che sembra passare il tempo a scommettere sulla durata del governo il messaggio che vogliamo dare a nome vostro è che non c’è più tempo per aspettare. Non è più tempo delle promesse e degli annunci». Insomma, il messaggio è chiaro. E potrebbe essere sintetizzato con un titolo molto usato (e abusato) negli ultimi tempi: fate presto. Ma quali sono le priorità? Per i tre segretari confederali non ci sono dubbi: la riforma fiscale. «Non è ora - ha domandato Angeletti - di andare a prendere i soldi negli unici santuari che non sono stati toccati?». «Se ci sono poche risorse dobbiamo decidere dove prenderle e a chi vanno» ha aggiunto Camusso puntando il dito contro le spese militari e la decisione di «togliere l’Imu a chi ha tante case e palazzi. Bisogna diminuire le tasse su lavoro dipendente e pensionati. Se si toglie una tassa a un ricco non cambia nulla, se si ridanno le risorse ai lavoratori riparte l’economia». Quasi scontato lo spot a sostegno della lotta all’evasione fiscale. «Bisogna avere il coraggio di colpir duro - ha incalzato Bonanni -, Letta deve essere chiaro su questo». Mentre la collega della Cgil ha criticato la «troppa soddisfazione» per aver messo le "manette" a Equitalia, che rimane «un punto di lotta all’evasione fiscale. E senza strumenti la lotta non si può fare». Esortazioni anche per gli imprenditori che «portano i soldi all’estero» (Angeletti) e hanno «la testa nelle squadre di calcio, nella tv o nella finanza» (Bonanni). Mentre Confindustria «non alza la voce per dire che la Indesit deve eliminare il suo piano di ristrutturazione .Perché non è un’azienda in crisi ma vuole utilizzare i profitti per fare investimenti in Polonia» (Camusso). L’ultimo pensiero è per la cassa integrazione in deroga («Perché non si firmano i decreti e non arrivano le risorse?») e per gli esodati («Dobbiamo chiudere rapidamente la vicenda»). Una cosa è certa, questo è solo l’inizio. «Non è una manifestazione una tantum - ha concluso Angeletti -. È la prima, la lotta seguirà perché questa volta non possiamo perdere».

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