Politica

Ultimatum Pdl a Letta: Via Imu e Iva o salta tutto

L’esecutivo incassa la prima fiducia sul dl Emergenze Ma Alfano avvisa: «Leali solo con lo stop alle tasse»

Con i fedelissimi Silvio Berlusconi è stato chiaro. Non staccheremo ancora la spina all’esecutivo, ha detto all’indomani della batosta arrivata dalla Consulta, ma da adesso in poi punteremo i piedi su ogni provvedimento economico. E se il governo non dovesse accontentarci... E così, ieri, il premier Enrico Letta ha dovuto saggiare per la prima volta gli effetti dell’«ultimatum» del Cav. Nel giorno in cui il suo governo ha incassato la prima fiducia alla Camera sul decreto «Emergenze» - ma perdendo per strada una settantina di voti rispetto al «varo» - a indicare gli ostacoli tra i quali dovrà muoversi da oggi in poi sono le parole di due «pezzi da novanta» del Pdl come Angelino Alfano e Daniela Santanchè. Con il vicepremier, Letta si vede a pranzo. La prima fiducia richiesta dal suo governo è stata da poco votata da 383 deputati. Il Pdl, nonostante le polemiche, si è mosso compatto a favore dell’esecutivo, anche se tra i banchi dei berluscones si contano una ventina di assenze. Anche gli altri partiti che sostengono la maggioranza non sono molto virtuosi. Tanto che alla fine, rispetto ai 453 «sì» alla nascita dell’esecutivo, mancano 70 voti. E che la fiducia appena incassata non significhi un particolare stato di salute dell’esecutivo Letta lo capisce ancora meglio dalla «colazione di lavoro» con Alfano. Il vicepremier, infatti, tra una portata e l’altra ribadisce la linea del Pdl: sostegno leale alle larghe intese, ma a patto che vengano mantenuti gli impegni assunti, abolizione dell’Imu sulla prima casa e stop all’aumento dell’Iva previsto a inizio luglio. Sulla stessa linea Daniela Santanchè: «Finora abbiamo avuto una pazienza infinita, quasi stoica, ma solo perché abbiamo a cuore il Paese» spiega la «pasionaria». Aggiungendo che «sono in calendario appuntamenti importantissimi, dai quali dipende il futuro, la ripresa dell’Italia, i primi passi cruciali per rimettere in moto l’economia. Mi riferisco ai provvedimenti in elaborazione, tra i quali diamo per scontati quelli su Imu e Iva. E mi riferisco al Consiglio europeo di fine giugno: Letta non può tornare a mani vuote, deve ottenere interventi concreti per la crescita, a partire dall’allentamento del patto di stabilità». C’è chi lo spiega ancora meglio: «Il governo deve decidere se suicidarsi. Se vuol farlo, aumenti l’Iva tra dieci giorni» minaccia l’ex responsabile Domenico Scilipoti. Quasi un countdown. Dieci giorni per trovare i soldi necessari col ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che, pur garantendo di volerle tentare tutte, continua a mostrarsi pessimista. Letta, dal canto suo, prova a gettare acqua sul fuoco. In mattinata, infatti, commenta con favore le parole con le quali Berlusconi, subito dopo il no della Consulta al legittimo impedimento nel processo Mediaset, aveva confermato l’appoggio al governo: «Immagino sia rimasto deluso - spiega il premier - ma le sue frasi sono state corrette e collaborative». Peccato che, negli stessi istanti, il premier debba ripararsi anche da altri colpi. La leader della Cgil Susanna Camusso accusa il governo di fare tanti annunci ma di non prendere nessuna decisione. L’immancabile fuoco amico di Matteo Renzi vede invece il sindaco fiorentino spronare il governo «a evitare la prassi tutta democristiana dei rinvii su rinvii». Come se non bastasse, dopo il caso Idem il governo si imbatte in una nuova grana. Il Sole 24 Ore , infatti, porta alla luce un comma del decreto «Fare» nel quale viene spiegato che 75 milioni di interventi saranno coperti da un mini-aumento dell’aliquota dell’accisa sulla benzina. Un paradosso un governo che vorrebbe liberare il Paese dall’oppressione fiscale. E a Letta lo fanno notare proprio i «compagni» del Pd. «È una vera follia - attacca la deputata Sabrina Capozzolo dei Democratici - il troppo caldo forse ha fatto male a qualcuno. La tassazione sui carburanti è già del 60%, andare oltre avrebbe a cascata delle ricadute su tutto il sistema economico». Normale che tutto questo influisca anche sulla percezione che dell’esecutivo ha l’elettorato. A certificare la fine della luna di miele è un sondaggio di Swg. La fiducia del governo è a un misero 35%, pescato prevalentemente tra le fasce di popolazione che non soffrono la crisi. Il voto medio dato all’esecutivo è abbondantemente sotto la sufficienza: 4,4. E il decreto «Fare» è ritenuto inutile dal 42% degli intervistati. Inevitabile che questi dati pesino anche sulle valutazioni di Berlusconi. Staccare la spina al governo, col passare dei giorni, appare sempre meno impopolare.

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