Siamo tutti Lello Mascetti (in Amici Miei, di Mario Monicelli, il personaggio interpretato da Ugo Tognazzi) perché comunque vada a Firenze si torna sempre lì, al gusto sapido della vita, cinico se volete, ma schietto. Che fa cantare in coro a quattro amici un Rigoletto ad personam per il compagno di tante zingarate, l’architetto Melandri, in procinto di battezzarsi per desiderio di una donna vergine e timorata di Dio: "Bella figlia dell’amore, schiavo son de’ vezzi tuoi; con un detto, un detto sol tu puoi le mie pene, le mie pene consolar". Gira e rigira il sapore è quello degli splendori e delle miserie delle cortigiane, di un’esistenza che finisce col dipanarsi in commedia umana, mischiando (vivaddio) tutto: seduzione, ambizioni e speranze, donne e puttane, danaro e miseria. Buoni e cattivi. La vita. Certo d’insolito rispetto alle cortigiane di Balzac (e anche ad Amici miei) nel racconto che scuote da alcuni giorni Firenze, per l’inchiesta sul sesso in Comune, per le escort intercettate, per un assessore dimissionario e per il gusto pettegolo (pure Dante Alighieri lo era, seppur in maniera Divina) che ormai impregna le giornate dei fiorentini, c’è la tecnologia che intercetta. Una storia, una delle tante ascoltate dalla polizia postale che, guidata dal pm fiorentino Giuseppe Bianco, indaga su un giro di escort. In mezzo gestori di alberghi, negozianti, professionisti, commercianti, ristoratori, giornalisti, gente dello sport, della politica e chi più ne ha più ne metta. Ci sono clienti, favoreggiatori e altro ancora. Oltre a tutta questa gente, poi, ci sono loro due: il funzionario comunale e la escort più desiderata. E quell’intercettazione, dove lei racconta a un tizio di aver "consumato il rapporto sessuale in una stanza conferenze" dove sono "stati sorpresi da una donna delle pulizie". Le avesse avute a disposizione Balzac le intercettazioni al telefono nella sua Parigi del XIX secolo, chissà cosa si sarebbe inventato. O forse no, meglio non poteva scrivere perché l'immaginazione supera sempre l’origliare. Quanto a Firenze, il biografo della commedia umana lo si ritrova ovunque: al bar vicino allo stadio, dal fornaio e al banchetto che ti vende il panino col lampredotto. Una narrazione umana e popolare, assai più greve di quella balzachiana ma comunque efficace e che mal si sposa col moralismo da palestra dei nostri giorni. È dai tempi di Beatrice di Folco Portinari, passando per le Madonne de’ Medici, che le donne fiorentine stanno in piedi (ed a volte sdraiate) dentro la storia, la vita e il Potere. In una delle intercettazioni telefoniche la escort dice, riferendosi alla passione del funzionario comunale: «Tutto che tremava, mi ha strappato le calze, siamo andati nella stanza delle conferenze», interrotti di colpo dall’arrivo dell’addetta alle pulizie: «A questa qua è caduta tutta l’acqua per terra... Lui era tutto partito. Dico: "Guarda se sta arrivando l’ascensore". Ma lui: "Non c’è nessuno a quest’ora". E questo scemo ha lasciato la porta aperta, capito?». Fuori di sé ma dentro la commedia. Come il Rambaldo Melandri di Amici miei, battezzato per desiderio di una vergine, che quando nel suo appartamento assalta la timorata di Dio e lei sta per cedere continuando a pregare "Salvami o signore", avverte di colpo un gridio ed uno scrosciar d'acqua. È l’Arno che esonda, l’alluvione del 1966. La quasi sedotta ringrazia il Cielo: «Oh Dio misericordioso, m’ha ascoltato, nella sua infinita bontà. Ha mandato il diluvio, o Signore ti ringrazio. Ringrazialo anche te Rambaldo». E lui, smarrito ormai il desiderio, col pensiero all’arazzo su cartone del Mantegna probabilmente alluvionato: «Oh brutta imbecille, che Dio per far restar vergine una come te, allaga tutta Firenze?».
Tra Amici Miei e le cortigiane
di Massimiliano Lenzi - Siamo tutti Lello Mascetti (in Amici Miei, di Mario Monicelli, il personaggio interpretato da Ugo Tognazzi) perché comunque vada a Firenze si torna sempre lì, al gusto sapido...