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Sonnambuli al mercato

di Marlowe - Abbiamo sotto mano le prime pagine di mercoledì dedicate al G8 di Lough Erne (Irlanda del Nord): "Scoppia la guerra ai paradisi fiscali" (Il Tempo), "Intesa al G8 sui paradisi fiscali"...

Abbiamo sotto mano le prime pagine di mercoledì dedicate al G8 di Lough Erne (Irlanda del Nord): "Scoppia la guerra ai paradisi fiscali" (Il Tempo), "Intesa al G8 sui paradisi fiscali" (Corriere della Sera), "Offensiva globale sulla lotta all'evasione" (Sole 24 Ore). Ventiquattr’ore dopo le borse mondiale sono crollate, gli spread risaliti, la sola Europa ha bruciato 230 miliardi di euro, cioè poco meno di tre anni di salvataggi della Grecia. Per l’Italia, borsa a parte, abbiamo 50 centesimi di aumento dei tassi sui Btp: se il trend venisse mantenuto, in base alle stime di Bankitalia, significherebbe mezzo punto di calo del Pil nei prossimi tre anni. Cioè altri 7,5 miliardi sottratti al lavoro e alla riduzione delle tasse.

Eppure quei signori scravattati in finto casual, ad eccezione di Angela Merkel con la solita giacca verde mela, ed Enrico Letta che al blazer abbina pantaloni chino i quali, ci informano, "costituiscono un must del dress code dei vip in relax" (testuale), sono i grandi della Terra. Dalle loro parole dovrebbero dipendere i destini e la fiducia sia dei mercati sia della gente comune. Oltre a proclamare guerra a chi evade le tasse, hanno annunciato una zona di commercio libero tra le due sponde dell’Atlantico, della quale, per palazzo Chigi, dovrebbe beneficiare in particolare la manifattura italiana. Letta fa bene, anzi benissimo, a pensare positivo ed a ripeterlo in ogni occasione. Peccato che tante certezze, come quelle dei big veri - Barack Obama, la Merkel - abbiano sempre impatto zero, se non negativo. In mezz’ora di conferenza stampa Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha cancellato capi di stato e premier, confermando ciò che era ampiamente previsto, la fine dal 2014 degli stimoli monetari all’economia. Stessa cosa per i dati che del calo della produzione industriale in Cina.

Quanto al fronte europeo, basta dire che l’Ecofin, l’organismo dei ministri economici della Ue, è da ieri impegnato in quella che è già stata annunciata come una "maratona", con le camere d'albergo prenotate fino al weekend, e sul tavolo la domanda: chi paga se una banca fallisce? L’Europa sta insomma accapigliandosi - con la Germania virtuosa che difende le sue casse di risparmio più lottizzate delle nostre - sul problema che nel 2007 ha dato il via a tutto con il crac Lehman Brothers. A fine maggio l’Economist ha messo in copertina una foto dei leader europei (la Merkel abbigliata esattamente come a Lough Erne) che si avviano con fiero cipiglio verso il precipizio. Titolo, "The Sleepwalkers", I Sonnambuli. Sottotitolo, "In attesa dell’euro-disastro".

Eppure siamo stati con il fiato sospeso perché la Commissione europea annullasse la procedura d’infrazione per l’Italia per deficit eccessivo. Ora che la grazia è arrivata - profumatamente pagata con le nostre tasse - veniamo informati che i vantaggi non si manifesteranno prima del 2014, mentre il Paese boccheggia, e si tratterà comunque di poca roba. Nel frattempo ci sarà stata la sentenza della corte costituzionale tedesca sui poteri della Bce, sentenza che potrebbe produrre lo stesso effetto delle parole di Bernanke, senza però i medesimi enormi benefici che la Fed ha dato negli ultimi cinque anni agli Usa e al mondo.

È vero, c’è un problema generale di leadership, e non solo in Europa. La libera economia, quindi l’espressione simbolo del mondo occidentale, prende ormai più seriamente i simil-dittatori come Vladimir Putin, Wen Jiabao, Tayyip Erdogan, ed i magnati a loro collegati, che non i capi democraticamente eletti. Certo, Obama non è Roosevelt, e neppure Bill Clinton. E finora Enrico Letta non è stato De Gasperi. La sua ansia di accreditarsi all'estero è tuttavia comprensibile, visto che dalla gabbia europea non si scappa e l’economia mondiale è globalizzata. Attenzione però a non fare la fine di un certo Mario Monti: nel febbraio 2012 Time gli dedicava la copertina chiedendosi se "quest’uomo potrà salvare l’Europa"; ad agosto il Wall Street Journal abbassava appena il tiro attribuendogli il possibile salvataggio dell'euro. L’Europa e l’euro sono sempre al punto di prima; Monti invece se la vede con Lorenzo Cesa e Andrea Olivero. Gli "amici" di allora, Merkel in testa, dicono le stesse cose, sfoggiano gli stessi sorrisi, fanno gli stessi danni. Sleepwalkers.

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