«Io lo vorrei fare perché ci tengo davvero al Pd». Prima di arrivare in Sicilia per sostenere i candidati democratici ai ballottaggi, il sindaco di Firenze aveva confermato le sue intenzioni al «Foglio». Ma, anche stavolta, senza sciogliere la riserva. Perché ci sono anche dei «contro» rispetto all’ipotesi di candidarsi, ha precisato Renzi. «Io non voglio farlo a tutte le condizioni, il segretario». Un fatto di regole, innanzitutto. Tra i «pro», Renzi ci mette la sua voglia di fare del Pd un «partito innovativo, leggero, scattante, agile, e per questo non fragile, che possiamo cambiare l’Italia, imporre un bipolarismo di fatto, conquistare gli elettori degli altri partiti e dare una mano al governo, con lealtà ma senza piaggeria, preparandoci come è giusto che sia all'appuntamento con le prossime elezioni smettendola di smacchiare i giaguari, smettendola di farci dettare l'agenda dai nostri avversari, smettendola - che palle! - di farci governare dalle correnti e cominciando a farlo davvero, questo benedetto Pd». Insomma, ha ribadito, «io sono pronto, sto già lavorando, ho un piano, sto preparando un documento, e mi affascina l’idea di poter fare nel Pd quello che Tony Blair fece nel 1994 con il New Labour». Sulla bilancia, però, pesano ancora dei dubbi: «Non voglio che qualcuno pensi che soffra di ansia da posizionamento, che stia lì a brigare e a tramare per voler fare chissà che cosa». Ma il sindaco è tentato e ribadisce: «Se non mi fregano con le regole, e se non provano a restringere la partecipazione, come hanno fatto con ottima lungimiranza in altre occasioni, io ci sono; se vogliono fregarmi, se vogliono mettermi i bastoni in mezzo alle ruote, se vogliono continuare a far rimanere il Pd ostaggio delle correnti e se vogliono trasformare le primarie in una specie di Renzi contro il resto del mondo, non so se ne vale la pena». In Sicilia per la campagna elettorale il sindaco di Firenze è ancora più esplicito. Tra i suoi bersagli, si concentra su Beppe Grillo. Il MoVimento 5 Stelle, infatti, ha conquistato alcuni ballottaggi nell’isola. «Le cose che dice Grillo in alcuni casi sono castronerie ma in altri sono cose giuste. Solo che loro, il Movimento 5 Stelle, hanno buttato via il biglietto della lotteria e vorrà dire che le cose giuste le faremo noi mettendoci in gioco perché non si può solo protestare. Le cose bisogna farle...» ha attaccato ad Aci Sant’Antonio, nel catanese. Sull’esecutivo non le manda a dire: «L’importante è che il governo risolva i problemi degli italiani. Quando il governo risolve i problemi degli italiani noi facciamo il tifo per il governo. Un domani arriverà finalmente il giorno in cui serenamente ci confronteremo centrosinistra contro centrodestra senza polemiche, senza astio ma cercando di ricordarci che prima di ogni cosa siamo tutti italiani...». Poi è tornato sul comico genovese: «Grillo doveva cambiare l'Italia e invece si è trasformato in un professionista del rimborso spese». Da Siracusa, dove è passato per sostenere la corsa a sindaco di Giancarlo Garozzo, Renzi ha rinnovato l’attacco frontale al MoVimento 5 Stelle, già sferrato la mattina a Modica (Ragusa). «Grillo si è ridotto a controllare gli scontrini. Hanno suicidato una speranza». Il sindaco di Firenze ha poi ribadito che «mentre prima, per le amministrative era il Pd che veniva ad aiutare i sindaci, adesso sono i sindaci, le città che aiuteranno il Pd». Sui voti del centrodestra, Renzi ha ricordato: «Per le primarie mi fischiavano perché dicevo che bisognava catturare anche i voti dei delusi del centrodestra. Il problema è che l’alternativa è la sconfitta». È tornato anche sul partito: «Nel Pd c’è bisogno innanzitutto di fare le cose. Non è un problema di unità, tra i singoli, le correnti, i gruppi, c’è bisogno di riuscire finalmente a vincere le elezioni. Perché questo avvenga bisogna essere concreti, operativi, come deve essere un sindaco. Ai cittadini di Messina dico lasciate stare le discussioni interne, le correnti, gli spifferi, parliamo di cose concrete, di problemi reali, dell’amministrazione comunale di questa città». E se tra i Democratici restano delle perplessità, anche soltanto per la citazione di Blair, non condivisa da tutti, in Sicilia non è mancato un siparietto tra Renzi e un sindaco di centrodestra. A Comiso il primo cittadino uscente del Pdl, Giuseppe Alfano, ha voluto omaggiare «il collega» venuto a sostenere Filippo Spataro, lo sfidante che nel ballottaggio di domani gli contenderà la poltrona. «Sono venuto a salutarti perché come sindaci condividiamo gli stessi problemi», ha detto Alfano a Renzi, che gli ha risposto ringranziandolo per «il gesto molto bello». Per essere eletto al primo turno, a Spataro sono mancati solo 27 voti: «L’avete fatto apposta per farmi venire qui», ha scherzato Renzi.
«Io come Blair ma basta con le correnti»
Renzi: «Tentato di candidarmi al vertice Pd ma dipende dalle condizioni» Poi attacca Grillo e il M5S: «Ha strappato il biglietto della lotteria»
