Politica

Prima fiducia per il governo

Scontro Dopo una giornata di trattative con il MoVimento 5 Stelle Franceschini «blinda» l’approvazione del decreto sulle emergenze

Dopo 50 giorni arriva per il governo il primo voto di fiducia su un provvedimento. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini si presenta in Aula alla Camera e quasi se ne scusa. Non vorrebbe, ma dopo una giornata di trattative fallite e di ostruzionismo da parte del MoVimento 5 Stelle, non può fare altrimenti e pone la questione di fiducia sul decreto legge sulle emergenze. L’appuntamento a Montecitorio è per stamattina alle 11. Alle 15.30 il voto finale. In mezzo le dichiarazioni dei gruppi in diretta televisiva. Si preannuncia una seduta piuttosto accesa. Così come acceso è stato lo scontro andato in scena ieri. E pensare che la mattinata si era aperta con una notizia tutto sommato positiva. La conferenza dei capigruppo aveva infatti deciso, con l’accordo di tutti, di cancellare il lavoro del Senato e tornare al testo originario uscito dal Consiglio dei ministri. Una scelta che ha fatto ovviamente irritare i senatori e che ha costretto il governo a cercare una soluzione alternativa. Il decreto scade martedì e quindi i margini di manovra erano estremamente ridotti. Franceschini ha ripercorso tutto l’iter della «trattativa». I grillini, ha spiegato, hanno progressivamente alzato l’asticella fino ad arrivare a «richieste non condivise» sul valico dei Giovi, il Brennero, le opere di compensazione sulla Tav. Queste le condizioni «per far cessare l’ostruzionismo». A questo punto l’esito è stato quasi obbligatorio. Il governo, vista l’urgenza del provvedimento, ha deciso di porre la fiducia. Con Franceschini che ha attaccato il M5S. «Qui dentro - ha spiegato parlando in Aula - ci sono le emergenze di Piombino, ci sono le emergenze dei terremoti de L’Aquila, dell’Emilia, del Molise, ci sono le emergenze ambientali della Sicilia, della Campania, della Puglia; è stato inserito al Senato un primo risarcimento sul gravissimo sinistro del porto di Genova; c’è il risarcimento e la compensazione dei comuni per la Tav». «Allora, credo che di fronte a queste cose, – lo dico a tutti, lo dico a me stesso e lo dico, in particolare, ai parlamentari del MoVimento 5 Stelle – ogni convenienza e ogni tattica debbano fermarsi, debbano passare in secondo piano - ha concluso –. Come sono passate in secondo piano, anche le resistenze di questo governo e mie personali ad utilizzare il voto di fiducia come un modo per accorciare i tempi. Di fronte a queste emergenze la priorità assoluta è convertire questo decreto». Parole che scatenano la reazione immediata del M5S. «D’ora in poi nulla sarà più come prima» scrive su Facebook il vicepresidente grillino della Camera Luigi Di Maio. Per il MoVimento la soluzione di tornare al testo originario era la migliore. E non solo per loro. Anche Fratelli d’Italia, con Guido Crosetto, denuncia: «Avrebbe ragione Franceschini nel criticare l’ostruzionismo parlamentare se il decreto affrontasse solo le vere emergenze del Paese. Il problema è che è stato infarcito di "marchette" per centinaia di milioni di euro». La maggioranza fa quadrato attorno al ministro. Stamattina il secondo round.

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