Politica

Polverini ancora bocciata «Nascose parte del deficit»

Corte dei conti Dura relazione sul bilancio 2011 della Regione Lazio «Fondi ai gruppi moltiplicati, spese fuori controllo e non a norma»

Bilancio in progressivo peggioramento rispetto al 2010, sensibile aumento delle spese e dei fondi ai gruppi consiliari, anomalie contabili per mancata rendicontazione nella Finanziaria 2011. Non c’è pace per l’amministrazione laziale targata Renata Polverini. La sezione regionale della Corte dei conti ha infatti censurato l’esercizio finanziario 2011 della Regione Lazio. Le valutazioni sono state espresse dalla magistratura contabile nel corso dell’adunanza pubblica della sezione regionale di controllo del 20 maggio 2013 (ma la delibera 123/2013 è stata depositata lo scorso 12 giugno) presieduta dal presidente Ignazio Faso con relatore Maria Teresa D’Urso. «Nel 2011 - la Corte dei conti - relativamente all’esposizione debitoria regionale, è stata evidenziata la mancata rappresentazione, nel bilancio, di una quota rilevante di debito in violazione dell’articolo 7 D.Lgs. 76/2000, nonché del principio contabile della veridicità ed attendibilità del bilancio. L’analisi della situazione finanziaria ha fatto emergere un risultato di amministrazione negativo a fine esercizio 2011 pari a -11.650 milioni di euro, in ulteriore peggioramento rispetto al dato 2010 (-9.777 milioni di euro), che vanifica la capacità di programmazione regionale, rendendo i bilanci di previsione rigidi e scarsamente manovrabili, con una fortissima penalizzazione sul fronte dell’investimento e dello sviluppo». La Corte ha evidenziato «l’utilizzo continuo» dell’anticipazione di cassa per le spese correnti «ricollegabile a una stabile situazione di alterazione della gestione economica» e un «innalzamento artificioso della potenzialità di spesa, con conseguente precarietà della tenuta degli equilibri di bilancio». La Sezione ha rilevato l’incoerenza di molte norme regionali rispetto ai principi generali dell’ordinamento civile e contabile, auspicandone una revisione in coerenza con l’articolo 117, comma 3, della Costituzione. Dall’analisi dei documenti contabili è emersa anche «una anomalia contabile derivante dalla mancata rendicontazione di alcuni capitoli» riferibili alle spese del Consiglio regionale, che hanno portato allo scandalo della gestione dei fondi dei gruppi e alle dimissioni della Polverini. I capitolo sui quali si è effettuato un accorpamento, con il parere positivo del Co.re.co.co, sono 14 e riguardano le spese di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale; le spese postali, telefoniche, cancelleria, stampa, documentazione, biblioteca, economato, attrezzature, arredamento; le spese per il personale della Pisana e consulenze; i contributi per il funzionamento dei gruppi consiliari; le spese per il trasporto per il personale; le spese per numerosi organi come l’istituto Jemolo, il Crel, il Cal e la Consulta pari opportunità. Questi capitoli, presenti del bilancio di previsione 2011, approvato con delibera consiliare n. 6/2010, vengono accorpati a rendiconto 2011 in un unico capitolo: «Spese di funzionamento degli uffici e degli organismi istituzionali del Consiglio regionale». «Il maxicapitolo - secondo la Corte - comprende voci di spesa eterogenee. Tale accorpamento, le cui motivazioni non sono state esplicitate, appare in contrasto con il principio contabile della comprensibilità, che richiede una chiara classificazione delle voci finanziarie, economiche e patrimoniali». Il maxicapitolo «al contrario, rende impossibile qualsiasi controllo e supera i limiti del legittimo esercizio dell’autonomia contabile e di bilancio normativamente prevista». Dall’analisi della spesa nel quinquennio 2006-2011 emerge poi «la peculiarità del capitolo destinato alle spese postali, telefoniche, di cancelleria, di stampa, di documentazione, di biblioteca e di economato, nonché alle spese per attrezzature e arredamento del Consiglio regionale». Tale capitolo «non presenta un andamento univoco, risultando evidente, negli esercizi 2010 e 2011, l’aumento incongruo» rispetto al quinquennio precedente e «pone in evidenza un sistema non trasparente di finanziamento di alcuni capitoli che, sottostimati nello stato previsionale, vengono implementati successivamente, attraverso variazioni di bilancio, evidenziandosi una scarsa capacità previsionale». Nel 2011, sempre secondo quanto si legge nel testo della Corte dei Conti, «non è stato possibile operare un’analisi analitica della gestione finanziaria a causa della grave anomalia derivante dall’accorpamento a rendiconto di molti significativi capitoli». I contributi per il funzionamento dei gruppi consiliari, invece, «mostrano un andamento tendenziale in continua crescita», passando dai 3 milioni del 2007, 2008 ai 4 milioni del 2009, 8 milioni nel 2010 e 13 milioni nel 2012.

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