Politica

Letta preoccupato dal «fuoco amico»

Il premier, ottimista sul futuro, chiede al Pd di non «giocare» sull’ineleggibilità del Cav

Non è una difesa di Silvio Berlusconi. Anche perché era difficile aspettarsela da quello che è stato fino a qualche mese fa il vicesegretario del Pd. Ma di certo il premier Enrico Letta non è tra quelli che sperano che la vicenda politica del Cavaliere si concluda per via giudiziaria. Per questo se martedì sera aveva evitato la conferenza stampa a conclusione del Consiglio dei ministri per non dover commentare la decisione della Corte Costituzionale, ieri, ospite dell’Associazione stampa estera, ha affrontato l’argomento ostentando ottimismo e lanciando velati avvertimenti al suo partito. «Vedo il governo stabile e concentrato sui suoi obiettivi - ha spiegato -. Non credo ci saranno conseguenze da vicende esterne, anche di natura giudiziaria». Poi, interrogato sul tema dell’ineleggibilità di Berlusconi (argomento che a breve verrà affrontato nella giunta per le Immunità Parlamentari del Senato), ha risposto: «Non darei grande importanza a questa questione. È una scelta parlamentare e dei partiti. Il governo non c’entra. È un’indicazione che il Pd darà. E ovviamente io mi atterrò e seguirò questa indicazione. Ma sono dinamiche parlamentari su cui il governo non ha competenza». Parole che il Pdl ha ritenuto insufficienti e vaghe. Ma che, a ben vedere, tra le righe nascondono un messaggio ai vertici Democratici. Letta, infatti, non ha gradito alcune uscite del segretario Guglielmo Epifani. Soprattutto quella in cui il leader del Pd ha spiegato che, qualora il Cav facesse cadere l’esecutivo, il ritorno alle urne non sarebbe automatico. Uno «sgarbo» nei confronti di Giorgio Napolitano, ma anche un segnale di disinteresse del partito per le sorti della maggioranza. Ma, secondo Letta, il Pd non può permettersi di sposare questa linea. Men che meno su temi, come quello dell’ineleggibilità, che Berlusconi considera determinanti. Insomma, servono impegni precisi che mettano l’esecutivo a riparo da brutte sorprese. Certo, il premier sa che il Cavaliere difficilmente farà cadere chi, tutto sommato, lo garantisce. Ma è meglio evitare inutili tensioni. Così è probabile che a Palazzo Chigi non siano affatto piaciute le parole pronunciate da Epifani ai microfoni del Tg3 . «Le sentenze si rispettano e si applicano. Questa sarà la linea guida come è stato nel passato» ha spiegato commentando l’ipotesi che il Cav venga condannato in Cassazione nell’ambito del processo Mediaset. Anche se ha subito aggiunto: «Vediamo cosa succede. Mancano 6 mesi... Quello che non voglio è che da qui a novembre, quando ci sarà la sentenza della Cassazione, assistiamo a una specie di attesa in cui può succedere di tutto e il contrario di tutto». Il tema c’è e non sarà semplice disinnescarlo. Ciò nonostante Letta ostenta sicurezza. «Le cose stanno andando bene - assicura - ci sono tutte le condizioni per approvare il programma che ha avuto la fiducia del Parlamento. Sento che c’è energia positiva che si sta liberando, vedo tantissime difficoltà ma ci metto grande determinazione». «Io non sento sofferenza in quello che sto facendo - prosegue -, sento anzi molta attesa, molto impegno e vivo questa esperienza giorno per giorno con grande determinazione, se ogni tanto non mi vedete sorridere è perché caratterialmente sono così, ma in privato sorrido molto. Ci saranno occasioni per sorridere molto». Il premier spiega che questo è il «momentum giusto» per un accordo tra Italia e Svizzera che consenta una lotta efficace a evasione ed elusione fiscale, annuncia un viaggio in Israele e Palestina («Il primo fuori dall’Europa»), parla di Iran («Collaboreremo con il nuovo presidente con fattiva determinazione»), Turchia («Spero che questa vicenda non metta in crisi l’avvicinamento alla Ue») e Siria («Il documento che il G8 ha approvato ha al suo interno due passi avanti molto importanti e significativi»). Quindi dopo aver difeso l’Europa e sottolineato l’importanza del Consiglio europeo della prossima settimana, ribadisce i suoi obiettivi: nuova legge elettorale e riforme entro 18 mesi. «Se mi vedete che non faccio continuamente fuochi d’artificio è perché vorrei che le cose si annunciassero e poi si facessero» sottolinea. E ribadisce: «Non vedo elezioni anticipate a breve, non mi sembra ci sia questa situazione». A patto che il Pd non faccia scherzi.

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