Non si placano le polemiche sulla vicenda che ha coinvolto il ministro per le Pari opportunità Josefa Idem, accusata di aver evaso per anni l’Ici e poi l’Imu per una palestra denunciata come prima abitazione. Palestra per la quale, tra l’altro, l’ex canoista non avrebbe mai fatto richiesta di agibilità al Comune di Ravenna. La Idem, dopo aver inizialmente liquidato la faccenda con un «si sta interessando di tutto il mio avvocato, sarà lui a chiarire ogni aspetto», ha abbozzato qualche giustificazione («per anni sono stata lontana da casa, la palestra era affidata a persone di mia fiducia») e qualche prima ammissione, condite dalla volontà manifestata di pagare tutto quanto dovuto al Fisco e rimettere così le cose a posto. «Sono pronta ad assumermi come qualunque cittadina ogni responsabilità - ha detto - versando le eventuali sanzioni». Ma se le sue parole sono state giudicate sufficienti per archiviare la vicenda dal presidente del Consiglio Enrico Letta («mi fido di quello che mi ha detto»), altrettanto non si può dire per il centrodestra, che continua a invocare le dimissioni del ministro forte anche del «precedente» Biancofiore, sottosegretario proprio alle Pari opportunità e messa da parte per alcune dichiarazioni giudicate omofobe. «Sinceramente mi sembra una differenza di trattamento davvero inaccettabile» attacca Gabriella Giammanco, deputata Pdl, «la comoda logica dei due pesi e delle due misure, a seconda dell’appartenenza politica, continua purtroppo a caratterizzare la sinistra». Le parole più dure sono quelle pronunciate dal leader della Lega Roberto Maroni: «La Idem predica bene e razzola male. Se questa cosa fosse successa in Germania sarebbe già stata licenziata. Siamo in Italia e, quindi, serve una mozione di sfiducia. Se davvero si è comportata così - conclude il presidente della Regione Lombardia - non può fare il ministro. E lo dico avendolo fatto e sapendo cosa dico». Una serie di attacchi che, a un certo punto della giornata di ieri, sembravano quasi prefigurare le dimissioni del ministro, al punto di creare un piccolo giallo. La Idem, infatti, non si è presentata in commissione Giustizia per un’audizione alla quale avrebbe dovuto partecipare e dai più la sua assenza era stata interpretata come l’anticipo di un prossimo disimpegno dal governo. Lo stesso ministro è stato costretto a fare chiarezza per stoppare le voci di una sua uscita dall’esecutivo: «L’annullamento dell’audizione - viene spiegato in una nota del suo ufficio stampa- è stato determinato soltanto da motivi organizzativi della Camera dei Deputati». Per inciso, «a causa della concomitanza con i lavori dell’Aula, che, com’è noto, prevalgono rispetto a quelli calendarizzati, anche in anticipo, nelle commissioni». In ogni caso la posizione del ministro resta in bilico, anche perché la Lega, primo partito col M5S ad aver sollevato il caso, ha presentato alla Camera e al Senato una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti. In attesa che venga calendarizzata, nella stessa maggioranza di governo si alzano diverse voci che auspicano le dimissioni: «Il fatto che viene addebitato al ministro è connotato da una certa gravità - commenta il presidente della commissione Giustizia al Senato Nitto Palma - ancora più in un momento di grande difficoltà del Paese. La Idem rifletta anche sul fatto che se la stessa cosa fosse accaduta in Germania un ministro si sarebbe già dimesso». Il ragionamento è chiaro: col governo che fatica a trovare i soldi per eliminare l’Imu sulla prima casa, un ministro che non paga l’Imu sulla palestra sembra quantomeno inopportuno.
Idem «perdonata» da Enrico. Ma il centrodestra chiede le dimissioni
Non si placano le polemiche sulla vicenda che ha coinvolto il ministro per le Pari opportunità Josefa Idem, accusata di aver evaso per anni l’Ici e poi l’Imu per una palestra denunciata come prima...
