«L'eccessiva e irragionevole durata dei procedimenti giurisdizionali costituisce un vero e proprio diniego di giustizia, che genera sfiducia nel sistema giudiziario, indebolisce la credibilità dello Stato e mina i rapporti tra i cittadini e le istituzioni». A dirlo è Pietro Grasso al Senato, durante il suo discorso al convegno dell'Ocse sulla giustizia. Il presidente di Palazzo Madama si sofferma poi sui mali della vita processuale in Italia: «Sono molti i fattori che concorrono a determinare il malfunzionamento della giustizia civile nel nostro Paese. Conoscere le ragioni di un problema è un presupposto essenziale per poterlo risolvere. In proposito, c'è un preciso dato che oggi vorrei segnalare alla vostra attenzione. Con un numero di magistrati inferiore alla media europea - spiega l'ex Procuratore nazionale antimafia - l'Italia si trova a dover gestire un livello di nuove controversie civili pari al doppio della media degli altri Stati membri dell'Unione». «L'ipertrofia del contenzioso deriva dunque anche da un tasso di litigiosità estremamente spiccato, che ingolfa la macchina della giustizia con il proliferare di cause di minimo valore, quali quelle in materia condominiale. Fin quando sarà conveniente proporre azioni pretestuose o resistere in giudizio pur avendo torto - continua Grasso - fin quando si continuerà a ricorrere al giudice per decidere controversie che potrebbero essere facilmente risolte in altra sede, non sarà possibile ridurre il contenzioso né rendere più efficiente la giustizia civile.La giustizia è un servizio essenziale che lo Stato deve assicurare ai cittadini e alle imprese».
Grasso: per i processi tempi da girone dantesco
Il presidente del Senato: l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari indebolisce la credibilità dello Stato
