Politica

Renzi vuole prendersi tutto il partito

Il sindaco chiede ad Epifani di non cambiare le regole del congresso L’obiettivo è evitare che i segretari regionali vengano eletti prima del leader

«Vorrei che Epifani non cambiasse le regole. Queste, quelle dello statuto, vanno bene e le date non si toccano». Matteo Renzi insiste. Seduto su una poltroncina nello studio della trasmissione di RaiTre Agorà , ribadisce che prima di sciogliere la riserva sulla sua candidatura alla segreteria del Pd, vuole conoscere le regole d’ingaggio. In molti pensano che il suo problema sia la coincidenza tra il ruolo di leader del partito e quello di possibile premier. Ma la questione è quasi marginale. Lo stesso Guglielmo Epifani ha già spiegato che nessuno vuole impedire al segretario del Pd di correre per Palazzo Chigi. La discussione è molto più semplice: mantenere l’automatismo o prevedere la possibilità di scelta. Quasi un formalismo. E infatti su questo i renziani non faranno battaglie all’ultimo sangue. L’insidia, semmai, è altrove. Ed è ben sintetizzata nella parole del sindaco che, non a caso, sottolinea che «le date non si toccano». Fino ad oggi, infatti, il segretario nazionale è stato eletto contestualmente ai segretari regionali. È questo ha prodotto un effetto domino: chi vinceva conquistava «tutto» il partito. O gran parte di esso. Ora, però, qualcuno vorrebbe scindere i due momenti: prima il voto dei territori, poi quello «centrale». La strategia è chiara. In questo modo Renzi, qualora decidesse di correre, rischierebbe di diventare un leader accerchiato e dimezzato. Forte, magari fortissimo a Roma, ma senza possibilità di gestire veramente il partito. Ecco perché il sindaco insiste sulla necessità di non cambiare le regole. E per ora ha ottenuto una prima vittoria. La riunione della segreteria di ieri ha infatti stabilito che la commissione congresso si occuperà di scrivere materialmente le norme, ma i nodi politici verranno tutti discussi e risolti centralmente. Insomma, se ci sarà da dare battaglia sarà il fedelissimo Luca Lotti (responsabile Enti Locali) a condurla. Una garanzia in più per il rottamatore che sa bene come una parte del Pd stia lavorando per cercare di neutralizzarlo. Anche per questo Renzi ha moltiplicato le sue visite romane (martedì era nella Capitale dove ha visto Giorgio Napolitano) e gli incontri per cercare di aumentare il consenso attorno ad una sua eventuale candidatura alla segreteria. I dubbi restano soprattutto perché Matteo gradirebbe avere un quadro più chiaro sul futuro dell’esecutivo guidato da Enrico Letta, ma pure se alla fine dovesse decidere di appoggiare un altro nome una cosa è certa: il Pd che nascerà dal congresso sarà «renziano». Soprattutto negli uomini che lo guideranno. Detto questo il rottamatore continua a respingere le accuse di chi lo indica come possibile «killer» dell’esecutivo: «Non tramo né tremo, ma se questo governo non fa le cose è un problema per il Paese. Bersani? Lui è già andato a casa, si è dimesso e ora fa il parlamentare. Ci hanno messo due mesi per fare il governo e ora ci metteranno altri due mesi a pensare cosa fare se cade questo governo». Nel frattempo indica la sua priorità («La riforma della legge elettorale andrebbe fatta subito. Gli italiani hanno detto fate la legge elettorale, è l’unico Paese dove non si sa chi vince») e rilancia il vecchio adagio: «In Sicilia il Pdl si è suicidato e in futuro ci sarà un calo fisiologico del M5S. Oggi il Pd sta crescendo e ha davanti a sé una prateria, se parlerà d’Italia e non di se stesso sono pronto a dare una mano. Quando ti dicono sei una risorsa occhio che ti vogliono fregare». In effetti è l’impressione che si ricava leggendo le dichiarazioni di Beppe Fioroni: «Siccome il Pd ha due figure di spicco, Renzi e Letta, per non fare disparità di trattamento, o si scinde la figura del segretario da quella del premier, oppure Letta si deve poter candidare alla segreteria del Pd. Non possiamo avere delle regole che penalizzano una delle nostre figure di riferimento, dunque si deve scegliere. O si scinde il ruolo di segretario da quello di candidato premier, o altrimenti non possiamo impedire a Letta, in caso di successo del suo governo, di potersi ricandidare la prossima volta a premier». Sullo sfondo Pier Luigi Bersani torna a parlare delle primarie e della platea che parteciperà all’elezione del nuovo segretario: «Primarie aperte? Mi sono anche stufato. Nessuno è più aperto di me e poi le iscrizioni si sono fatte anche l’altra volta...» Intanto il suo fedelissimo Davide Zoggia, responsabile organizzazione del partito, risponde a Renzi: «Non toccare le regole non si può, altrimenti perché si è deciso di formare la commissione?» Insomma se veramente il sindaco di Firenze vuole mettere le sue mani sul Pd dovrà lottare fino alla fine.

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