Tre sono le misure allo studio in questi giorni per attenuare il carico fiscale e promuovere la ripresa: evitare l'ulteriore aumento dell'IVA al 22%, le agevolazioni per le nuove assunzioni e l'esenzione dall'IMU della prima casa. Evitare l'aumento dell'IVA produrrebbe un risparmio per tutti i consumatori, che sarebbe maggiore per coloro che hanno una maggiore capacità di spesa (con un effetto regressivo). Inoltre, pur avendo il vantaggio di non deprimere ulteriormente i consumi, sosterrebbe solo in parte la produzione nazionale mentre per altra parte aumenterebbe le importazioni. Gli sgravi per nuove assunzioni, riducendo il costo del lavoro, oltre ad avvantaggiare i neoassunti, andrebbero a beneficio delle imprese nazionali generando un recupero di redditività. Ma l'impatto di questa misura sul mercato del lavoro è tutto da verificare. Infatti, per aumentare la capacità delle imprese di assorbire nuovo personale non è sufficiente uno sgravio fiscale ma occorre stimolare la domanda, che a sua volta dipende dalla capacità di spesa delle famiglie. Almeno nel breve periodo, poi, andrebbero reperiti i finanziamenti diretti a coprire le minori entrate generate dall'agevolazione. Gli effetti dell'esenzione dell'IMU sulla prima casa dipendono dalle modalità con le quali sarà definita. Se si concentra il risparmio sui contribuenti con redditi più bassi questi aumenteranno i consumi e, di conseguenza, la produzione e le correlate entrate fiscali. Se invece il vantaggio fosse attribuito tanto ai piccoli alloggi quanto alle grandi residenze la minore entrata fiscale sarebbe destinata solo in parte ai consumi, confluendo per altra parte nel risparmio improduttivo. Si dovrebbe, pertanto, limitare l'esenzione alle sole abitazioni di piccole o medie dimensioni lasciando inalterata l'imposta sulle abitazioni che, pur essendo "prime case", hanno maggiori dimensioni. Per collegare il beneficio alle esigenze abitative delle famiglie si potrebbe, poi, raccordare la dimensione dei fabbricati esenti al numero dei componenti del nucleo familiare. Va tenuto conto che la misura dovrà essere introdotta "a costo zero". Per realizzare questo obiettivo essa è stata abbinata ad una revisione degli estimi catastali in modo da adeguarli ai valori di mercato degli immobili. In questo modo si realizza una redistribuzione del carico fiscale che accentua il carattere progressivo del prelievo e ristabilisce l'equità recuperando una consistente quota della base imponibile sfuggita fino ad oggi all'imposizione. Il problema, dunque, è quello di stabilire il limite entro il quale la misura è "autosostenibile" e perfezionare in tempi brevi (e, comunque, contestualmente alla concessione dell'esenzione) non solo la revisione del catasto ma anche la rimozione di una serie di incongruità che minano la legittimità costituzionale dell'IMU alla luce del principio di uguaglianza. Basti pensare alle case delle cooperative a proprietà indivisa ed al peso dei mutui ipotecari sul valore dell'imponibile IMU. Non è da condividere, invece, l'ipotesi di subordinare l'esenzione dall'IMU al parametro ISEE. Già nell'area dell'erogazione dei servizi pubblici (al quale finora l'ISEE è stato collegato) esso ha dimostrato notevoli limiti, poiché la sua applicazione è gravemente falsata dall'evasione e, per di più, a parità di consistenza delle proprietà immobiliari si potrebbero verificare discriminazioni basate su un elemento (il reddito) estraneo all'indice di capacità contributiva (il patrimonio) posto a base del prelievo immobiliare. Con evidenti problemi di costituzionalità. Insomma, anche se la coperta è troppo corta si deve fare al più presto qualcosa di concreto per ristabilire l'equità fiscale dando respiro all'economia. E la scelta di intervenire sull'IMU non sembra così lontana da questo obiettivo.
L’Imu, una misura a costo zero
di Pietro Selicato - Tre sono le misure allo studio in questi giorni per attenuare il carico fiscale e promuovere la ripresa: evitare l'ulteriore aumento dell'IVA al 22%, le agevolazioni per le...