La botola è aperta. Dopo l’espulsione della senatrice Adele Gambaro, che dovrà essere ratificata dalla Rete, potrebbe toccare anche ad altri «dissidenti». A cominciare dalla deputata sarda Paola Pinna. L’esponente bolognese è stata ritenuta colpevole di aver criticato in diretta tv i toni di Beppe Grillo e di aver imputato a lui il calo elettorale alle Amministrative. La Gambaro ha usato parole molto dure: «Il problema del MoVimento è Grillo» ha detto a SkyTg24. Il clima nel MoVimento è infuocato. Sono almeno una decina i parlamentari a 5 Stelle che hanno usato frasi «sconvenienti» o che hanno attaccato il resto del gruppo. Saranno tutti espulsi? Per ora a finire nel mirino dei deputati è Paola Pinna. È stato il parlamentare Andrea Colletti a chiedere di «avviare la procedura di espulsione». Ha aggiunto: «Ho mandato una mail al mio capogruppo e al gruppo, quindi l’avrà ricevuta anche lei». Il motivo? «Lo spiegherò in assemblea, anche per rispetto della stessa Pinna». Il profilo facebook del MoVimento non è più tenero: «Pinna chi?» si legge a caratteri cubitali su una fotografia che ritrae gli scranni della Camera. «Non abbiamo mai visto questa persona alle nostre assemblee - è la didascalia firmata dall’ex capogruppo Roberta Lombardi - Molti di noi non sapevano neppure della sua esistenza». Non solo. «L’unica assemblea a cui ha presenziato sembrandoci coinvolta è stata quella sulla diaria. Chi continua a dare in pasto alla stampa chiacchiere da bar oscura il faticoso lavoro di tutto il MoVimento. Ci chiediamo se queste persone ci sono o ci fanno». Il capogruppo al Senato, Nicola Morra, era stato più morbido. Con Paola Pinna ci sarà «un colloquio franco, serrato, ma se ci sarà un’appendice di dichiarazioni di dissenso da noi non condiviso, dovremo valutare che strada seguire» ha detto a Il Fatto Quotidiano Tv. Poi ha aggiunto: «Il dissenso ci sta» ma il punto sono modalità e i temi che si citano. La Pinna ha usato più volte espressioni piuttosto forti, ha parlato di un «clima di psico-polizia», tirando in ballo l’immaginario costruito da George Orwell in «1984». Parole che la deputata sarda avrebbe confermato anche ai suoi colleghi. Ma i «dissidenti» pensano alle contromosse. Di certo, assicurano, non faranno passi indietro. «Vogliono farci fuori, gli farebbe comodo. Per questo non ce ne andiamo». Ma, scommettono in tanti, «ci sarà un caso Gambaro ogni settimana». E, appunto, la prossima sarà Paola Pinna. Ma è soltanto l’inizio. I critici sono almeno una ventina. Poi ci sono quelli che pur mantenendo toni piuttosto misurati non condividono la piega che ha preso il dibattito nel non partito. Questi altri sono almeno un’altra ventina. Pensano che Gambaro e Pinna abbiano sbagliato a fare quelle affermazioni ma eviterebbero l’espulsione che non fa altro che dare l’immagine di un movimento senza democrazia interna e con un esercito di fedelissimi pronti a tutto per il leader, cioè Beppe Grillo. Dal canto suo Paola Pinna si limita a precisare: «Le perplessità che esprimo sono quelle di tanti. Smentisco qualsiasi mio passaggio ad altri gruppi parlamentari. Di certo non me ne vado dal MoVimento». Gira voce, infatti, che la deputata sarda sarebbe orientata a confluire in Sel. Ma, spiegano alcuni, è «un tentativo di delegittimazione: buttarla sempre sui soldi oppure dire che il deputato in questione andrà in un altro gruppo». In ogni caso l’area dei «dissidenti» potrebbe allargarsi ancora di più. I numeri della votazione di due giorni fa (79 sì all’espulsione della Gambaro contro 42 no e 9 astenuti, oltre a 30 assenti) dimostrerebbero che gli «integralisti» non sono poi così tanti. Le polemiche ormai sono quotidiane. Mentre ieri la Pinna stava parlando con i cronisti davanti alla buvette, la sua collega Dalila Nesci, passando, ha detto ai giornalisti: «Guarda questa che si confessa qui con questi». Schermaglie inevitabili. Intanto ieri mattina i fedelissimi del MoVimento hanno dato vita a un sit-in davanti a Montecitorio. Attaccati alle ringhiere della piazza striscioni con le scritte «O dentro o fuori dal Movimento con i suoi valori», «Beppe megafono, noi voce del Movimento», «L’onestà andrà di moda» e cartelloni con le foto dei dissidenti (Mastrangeli, Labriola, Furnari e Gambaro) e di coloro che sono andati nel Misto chiamati «traditori». Al «Grillo pride» hanno partecipato anche alcuni parlamentari, tra gli altri Carla Ruocco, Giovanni Endrizzi, Alfonso Bonafede, Matteo Dall’Osso, Roberta Lombardi, Manlio Di Stefano, Carlo Sibilia, Alessandro Di Battista, che sono usciti dalla Camera per salutare i simpatizzanti e raccontare «il lavoro che svolgiamo quotidianamente». «Mi piange il cuore quando qualcuno se ne va - ha detto Di Battista - ma attenti che lo fanno proprio quando si tratta di restituire i quattrini». Poi ha aggiunto: «Basta parlare di espulsioni. Non ne voglio parlare. Deciderà la Rete che è sovrana». Infine Di Battista, ripetendo lo stesso appello fatto alcuni giorni fa da Beppe Grillo, ha chiesto l’aiuto dei militanti: «Stiamo compatti, ma aiutateci, perché da soli non ce la facciamo. Il Parlamento, e lo dico come atto d’amore non per attaccarlo, è inesistente: si occupa solo di ratificare decreti legge e non fa null’altro».
E dopo la Gambaro tocca alla Pinna
Tensioni nel MoVimento 5 Stelle Richiesta un’altra espulsione
