Politica

Ciocchetti: «Il futuro dei centristi è in un grande Ppe italiano»

Luciano Ciocchetti tra presente e futuro. Il presente nel centrodestra, meglio: nel Pdl. Il futuro in un grande Ppe in salsa tricolore. L’ex esponente dell’Udc e candidato vicesindaco di Roma in...

Luciano Ciocchetti tra presente e futuro. Il presente nel centrodestra, meglio: nel Pdl. Il futuro in un grande Ppe in salsa tricolore. L’ex esponente dell’Udc e candidato vicesindaco di Roma in ticket con Gianni Alemanno lo dice senza mezzi termini: «Il futuro dei moderati è in un partito unico che si ispiri al Ppe e che sia di governo, alternativo allo schieramento d’ispirazione socialista». Lei e Alemanno sembrate destinati a prendere strade diverse. «Gianni sta attendendo di capire cosa accade nel Pdl. Se si tornerà a Fi Alemanno si dedicherà a un progetto diverso, di destra, come lo definisce la Meloni. Noi ci orienteremo verso un partito d’ispirazione moderata ed europeista. E con Fi c’è il Ppe. Non possiamo restare in una lista civica e da settembre entreremo in un partito. Il 5 e 6 luglio avvieremo un grande confronto con i nostri dirigenti». E poi? «Bisogna uscire dalla logica del bipolarismo muscolare in cui si demonizza l’avversario. L’Italia ha bisogno di una dialettica in stile europeo, articolata tra Ppe e Pse. Un meccanismo simile a quello che esiste in Francia e in Germania. La mia idea è un partito unico d’ispirazione popolare alternativo al socialismo, anche se in periodi di difficoltà come oggi e come accaduto in Germania si può governare insieme». Non si rischia di ricadere nell’equivoco del bipolarismo all’italiana: culture diverse fuse a freddo? «In Italia è accaduto, è vero. Per questo servono due partiti omogenei e analoghi a Ppe e Pse che poi possono allearsi con altri formazioni, più conservatrici o più di sinistra. Ma l’importante è che l’avversario smetta di essere un nemico e torni avversario, con cui dialogare. L’Italia ha bisogno di ripartire da famiglie, lavoro, crescita.». Reputa impossibile un grande riassemblamento dei partiti? «Una disgregazione e riaggregazione è auspicabile. Ma subito non ci sono le condizioni. Certo l’obiettivo è proprio quello di riunificare tutti i moderati». La legge elettorale sarà fondamentale. «Sì. Ma non sarà facile trovare un accordo. Credo che la nuova legge elettorale debba garantire la governabilità, dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri eletti e riequilibrare il premio di maggioranza». Ormai per lei l’Udc è un ricordo... «Noi ne siamo usciti con le comunali e abbiamo scelto il centrodestra, il campo naturale dei moderati. È un’esperienza finita, alle amministrative il simbolo è stato presentato in 58 Comuni che esprimo 2 milioni di abitanti e non presentato in 52 che ne esprimono 4 milioni, tra cui Roma. Fino al 2008 l’Udc è stata un valore aggiunto, poi per beghe personali sono state fatte scelte poco chiare e sbagliate. È inaccettabile stare in mezzo a livello nazionale e a livello locale praticare la politica dei due forni. L’Udc è diventata giustizialista, moralista, ultrarighorista sostenendo le scelte sbagliate di Monti».

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