Politica

Processo alla Gambaro, deciderà la Rete

I parlamentari del M5S «bocciano» la senatrice che ha accusato Grillo Con 79 voti favorevoli e 42 contrari il gruppo propone l’espulsione

La Gambaro, quarantenne bolognese, non ha usato mezzi termini. È questa la colpa che le addebitano tanti colleghi. In un’intervista a SkyTg24 ha detto che «il problema è Beppe Grillo», che «i suoi toni fanno perdere voti», che il comico genovese non ha mai seguito il loro lavoro in Parlamento. Parole che non sono piaciute alla larga maggioranza degli esponenti del MoVimento, soprattutto perché la Gambaro non aveva mai espresso le sue opinioni nelle riunioni degli attivisti. Tuonare in tv contro il leader del non partito è sembrato a molti una sfida. Il Senato ha provato a gettare acqua sul fuoco. Nella riunione che ha preceduto quella con i deputati tutti i colleghi della Gambaro hanno preso le distanze dalle sue parole ma la maggior parte dei senatori l’avrebbe mantenuta nel gruppo. Lei stessa ha cercato di ridimensionare la presa di distanza dal comico genovese anche se ha sempre precisato di non voler fare «passi indietro». Invece ha attaccato il capogruppo Vito Crimi: «Il mio rapporto di fiducia non c’è più. Un mio sms tu lo hai fatto comunicare sul blog» ha attaccato la Gambaro. «Si parla delle critiche che ho rivolto per due minuti e nessuno parla delle reazioni del blog nei miei confronti», ha osservato. Al collega Alberto Airola ha risposto che le sarebbe piaciuto rimanere, ma i toni, ha precisato, vanno modificati: «Siamo tutti riconoscenti a Beppe Grillo, ma i toni devono cambiare soprattutto per noi che siamo dentro le istituzioni», ha osservato, tornando sulle reazioni violente sul blog. Dal canto suo Crimi ha spiegato: «Io non ho detto che chi non vota l’espulsione di Gambaro va contro i principi del MoVimento, ma ho detto che se come gruppo non ci rimettiamo alla Rete salta un principio fondamentale». E così ha fatto: ha chiesto ai colleghi di sottoporre al web l’espulsione della senatrice. Il clima resta incandescente. In serata ha raggiunto la riunione anche la deputata Paola Pinna attaccata dal collega Manlio Di Stefano. «Risparmiatemi questa "Cosetta dei Miserabili" dell’onorevole grillina Paola Pinna - ha scritto Di Stefano su Facebook - (laureata disoccupata che viveva con i genitori a Quartucciu, Cagliari, e con cento voti cento è diventata deputata al Parlamento) che invece di spargere petali di rosa dove Grillo cammina, sorge in difesa di una certa Gambaro, un’altra miracolata che si crede Che Guevara». Durante la riunione Di Stefano ha aggiunto: «Invece che parlare di dissidenti ogni giorno, se c’è qualcuno che dissente, che non è d’accordo con la linea del Movimento, si alzi e lo dica adesso così non facciamo un’assemblea ogni giorno. Faccia il suo percorso lontano da noi». Chi non è più in linea con il Movimento, «non dico che si deve dimettere perché non mi compete ma lasci il gruppo. Così torniamo a fare e a parlare di politica». All’assemblea con deputati e senatori, la Gambaro ha letto un breve intervento in cui si è detta dispiaciuta per quanto accaduto e per aver danneggiato il MoVimento, «ma non chiedo scusa e non mi dimetto», ha aggiunto. «Attenderò il giudizio dell’assemblea e lo accetterò rimanendo nelle mie opinioni e con la speranza che il mio gesto possa essere servito a far muovere il cambiamento verso una linea più democratica». Insomma, ha spiegato la senatrice: «Il mio gesto era volto principalmente a esprimere una riflessione critica nei confronti della linea che il MoVimento stava prendendo rischiando di assumere una forma a mio parere controproducente e dannosa dell’immagine del nostro operato in Parlamento». Poi la Gambaro ha lasciato l’assemblea. Un gesto che non è piaciuto a tanti suoi colleghi.

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