Politica

Pdl al bivio. E la destra prende quota

Alemanno insiste: spero ci sia un rilancio ma serve una volontà comune Cicchitto: invito Gianni a riflettere. Brunetta: una nuova Fi, perché no?

Si accende il dibattito intorno al futuro del Pdl: tenerlo in vita ristrutturandolo o prendere una strada diversa, dando vita a una nuova Forza Italia e una confederazione di destra. Protagonista del confronto, l’ex sindaco Gianni Alemanno che già con la decisione di guidare la lista civica e non il Pdl in Campidoglio, ha dato un segnale forte e chiaro. Un bivio sul quale tutta la classe dirigente è chiamata a riflettere. «Ho detto al presidente Napolitano che la mia intenzione è quella di impegnarmi per il futuro del centrodestra, per uscire sia dalla crisi economica che da quella istituzionale - ha detto Alemanno, uscendo dal Quirinale dopo l’incontro di commiato con il capo dello Stato - ora bisogna capire quale sarà il futuro non tanto della città, che adesso ha un nuovo sindaco al quale ho ribadito che sarò presente come capo dell’opposizione, ma quello del governo, bisogna capire quale sarà il quadro politico». E ancora, sul futuro del centrodestra oltre il Pdl l’ex primo cittadino ha ribadito: «Mi auguro di no, spero ci sia una rigenerazione e un rilancio, ma questo dipende da una volontà comune». Va da sé che in caso di scissione, Alemanno - e non solo - preferisca «tornare» in una formazione di destra piuttosto che aderire a una nuova Forza Italia, magari con a capo Marina Berlusconi. Riproporre il "partito del leader", già sofferto dagli ex An, non convince. A dimostrarlo proprio il Pd che è riuscito a vincere in tutti i Comuni al voto in assenza di un leader carismatico e in piena lotta per la segreteria. Segno evidente che il partito strutturato sul territorio va oltre i singoli e convince di più gli elettori. In altre parole, questo sembra essere il "diktat" non solo degli ex An, ma anche delle altre anime del Pdl che provengono da storia e cultura di partito, come gli ex Dc. Nella vacatio post elettorale è tuttavia non solo normale ma doveroso per la classe dirigente confrontarsi sul futuro e su un «dopo Berlusconi» che, prima o poi, ci sarà. Cerca di placare gli animi, Fabrizio Cicchitto: «Invitiamo Alemanno e tutti noi a riflettere prima di prendere decisioni di rottura. Il Pdl a Roma e alle amministrative ha preso all’incirca gli stessi voti delle elezioni politiche - ricorda il deputato Pdl - ciò vuol dire che non c’è stato un effetto sindaco né in termini positivi né in termini negativi. Inoltre il Pdl ha perso pressoché ovunque, ragion per cui va aperta una riflessione assai seria, priva di strumentalizzazioni localistiche. Ciò vale anche nel Lazio dove, in primo luogo, il compito degli eletti in Campidoglio e alla Regione e dei dirigenti di partito è quella di organizzare subito l’opposizione a Marino e a Zingaretti. Ci mancherebbe solo che, in nome di discussioni astratte sul partito leggero o pesante, si smantellasse anche quel che di organizzato e di strutturato - non moltissimo - c’è a Roma e nel Lazio». Sulla stessa linea l’ex sottosegretario Francesco Giro che dopo aver chiarito che «non sarebbe giusto dare tutta la colpa ad Alemanno» propone un manifesto per Roma, in grado di rilanciare i valori e i punti programmatici del centrodestra. «È il momento di unire, non di dividere le forze», raccomanda Giro. Entusiasta invece di un "ritorno" a Forza Italia, il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta. «Forza Italia è stata una storia straordinaria e vincente, il Pdl è stato una storia straordinaria e vincente. Si tratta solo di rimodulare il brand, e ritornare forse alla storia più vincente di tutte: Forza Italia - dice Brunetta - devo dire, perchè no? Se serve a vincere, perchè no?». Il confronto è dunque aperto più che mai. A Berlusconi poi la parola finale.

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