Il governo li ha approvati. E oggi i testi sull’iter delle riforme e l’abolizione del finanziamento pubblico arrivano all’esame delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. La procedura è d’urgenza e dovrebbe assicurare una lettura veloce, ma il rischio è che le perplessità finora emerse ed espresse pubblicamente da diversi tesorieri, si trasformino nel tentativo di stravolgere i testi o farli arenare nelle secche del dibattito parlamentare. Sull’abolizione del finanziamento ai partiti, tema caro al governo, il premier Enrico Letta qualche giorno fa ha già lanciato un avvertimento: «Se i tempi dovessero allungarsi o il provvedimento dovesse rischiare di essere stravolto, sarei pronto a intervenire per decreto». Alla Camera, dove si parte oggi, l’esecutivo ha chiesto che la commissione dia il via libera al ddl entro un mese. Ma la materia è complessa, anche perché legata a quella della disciplina interna ai partiti, in attuazione dell’articolo 49 delle Costituzione. Accanto al testo del governo saranno esaminate altre otto proposte di legge, tra le quali una dei «renziani» del Pd, una del M5S, una di iniziativa popolare sostenuta da 400mila firme. Si cercherà di trovare una sintesi a partire dal principio, stabilito dal governo, dell’abolizione del finanziamento diretto e il passaggio alla libera contribuzione dei cittadini, anche attraverso la possibilità di destinare alle forze politiche il 2 per mille. Ma i partiti già preparano emendamenti. Intanto, sull’altro fronte, quello delle riforme istituzionali, il ddl costituzionale del governo che istituisce il «Comitato dei 40» dovrà attraversare le forche caudine del Senato. Un passaggio che si annuncia non indolore, anche se ancora non si è entrati nel merito dei provvedimenti, come ricorda il ministro Gaetano Quagliariello, di fronte alla richiesta di alcuni esponenti del Pdl di un dibattito interno al partito. «Finora abbiamo spostato l’asse delle riforme dalla parte del Parlamento - sottolinea -. Sono apertissimo al dibattito interno, ma quando i tempi saranno maturi e si aprirà il problema di un accordo politico nella maggioranza». Ma la discussione all’interno della commissione dei «saggi» che ieri si è riunita per la seconda volta, già svela problemi. Gli esperti non trovano una posizione comune sul modo di elezione del Senato delle Regioni, mentre concordano che vada modificato il bicameralismo perfetto con l’attribuzione alla sola Camera di dare la fiducia al governo e l’introduzione di un bicameralismo «procedurale», con seconda lettura eventuale e eliminazione del rischio di una navetta infinita tra i rami del Parlamento. Proprio il bicameralismo «è il capitolo più difficile», osserva Quagliariello. «A parole sono tutti d’accordo sulla riforma, però poi quando si scende nei particolari» iniziano le resistenze dei senatori.
Finanziamento ai partiti e riforme alla prova del Parlamento
Il governo li ha approvati. E oggi i testi sull’iter delle riforme e l’abolizione del finanziamento pubblico arrivano all’esame delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. La...
