Politica

Berlusconi sfida l’Europa «Il governo sfori il patto»

Il Cav all’attacco «Fondamentale congelare l’aumento dell’Iva Bisogna infrangere le regole, tanto non ci cacciano»

Berlusconi chiede al governo un atto di coraggio, ovvero di andare a Bruxelles e mostrare i muscoli anche a costo di non rispettare gli impegni presi per liberarsi dalla camicia di forza che è quel tetto del 3% del rapporto tra decifit e pil. Mentre il premier Enrico Letta è al vertice del G8 e di lì ribadisce che il governo rispetterà gli impegni di bilancio come è stato assicurato sabato scorso al presidente della Commissione europea Barroso, Berlusconi durante l’inaugurazione di una casa di cura sui Colli di Pontida in provincia di Bergamo, alza il tono del dibattito sull’Iva e l’Imu. E lo fa con toni dirompenti dopo che già in mattinata sul tema erano intervenute le prime linee del partito, Brunetta e Cicchitto, con un vigoroso attacco alle parole del ministro Zanonato ancora molto scettico sulla possibilità di non aumentare l’Iva. Parole che però devono essere sembrare insufficienti al Cav che nel pomeriggio ha alzato il tiro dettando la linea al governo. Per Berlusconi non regge il ragionamento del governo che lamenta la mancanza di soldi per risolvere i temi dell’Iva e dell’Imu. «È una cosa inaccettabile che non si riescano a trovare 8 miliardi. In quale azienda non si possono tagliare i costi dell’1%?». Poi ricorda che «congelare l’aumento dell’Iva è fondamentale per il Pdl». Non si tratta «di un capriccio». L’Imu è una tassa «inutile e dannosa e va abrogata, quasi come fatto simbolico di riappacificazione tra lo Stato e i suoi cittadini. Bisogna inoltre evitare l'aumento dell'Iva, che secondo gli economisti che hanno la testa sulle spalle non porterebbe maggiori entrate all'erario ma un decremento, per la diminuzione dei consumi». Ma sulla strada dell’Iva e dell’Imu c’è il veto posto da Bruxelles che «non lo consente perchè andiamo sopra il 3% del rapporto tra deficit e pil». Ma allora il governo non ha scelta: deve «sforare» il limite del 3%, nonostante gli impegni presi con l'Ue, «tanto non ci cacciano». Berlusconi chiede a Letta un atto di coraggio, di andare a dire ai paladini del rigore come stanno davvero le cose, ovvero che la responsabilità della crisi è proprio delle misure del rigore. «Bisogna che qualcuno, nel governo, abbia il coraggio e l'autorevolezza di andare a Bruxelles e dire a quei signori: noi siamo in queste condizioni perchè ci avete cacciato voi, con la vostra dannata politica dell'austerità: dobbiamo rimettere a posto le cose e, da qui in avanti, il limite del 3% all'anno e il fiscal compact ve li potete dimenticare. Ci volete mandare fuori dalla moneta unica? Fatelo. Ci volete mandare fuori dall'Unione Europea? Ma no, vi ricordiamo che noi versiamo 18 miliardi all'anno e ce ne ridate indietro solo 10». Berlusconi esorta il governo a uno scatto di orgoglio. «Bisogna che chi va su non sbatta i tacchi di fronte a queste autorità di Bruxelles che, per nove anni di esperienza che ho io - ha detto il Cavaliere - a trattare a Bruxelles sono sempre quelli che tutti i Paesi mandano lì perchè li vogliono mandare via». A stretto giro è arrivata la replica da Palazzo Chigi: «Rispetteremo gli impegni di bilancio, la nostra posizione resta la stessa ed è stata ribadita anche nell'incontro di sabato con il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso». Le parole di Berlusconi hanno scatenato un putiferio. «L’Italia deve proseguire con le riforme strutturali e con misure di aggiustamento dei conti pubblici assicurando che il deficit resti sotto il 3%» ha tuonato il vicepresidente della Commissione Ue Olli Rehn. Gli fa eco Joerg Asmussen, esponente del comitato esecutivo della Bce, che ribadisce che «il calo di attenzione e del senso di urgenza delle riforme in alcuni Paesi dell'Eurozona è un rischio». Di «inutili provocazioni che indeboliscono il nostro Paese», parla invece il segretario del Pd Epifani. «La partita che stiamo giocando -spiega- è anche quella sulla nostra credibilità, che in passato non è stata ai massimi livelli. Non dobbiamo apparire sempre i soliti di cui non ci si può fidare. Se non rispettiamo il limite del 3%, non avremo la forza per chiedere più risorse all'Europea».

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