Lo ius soli resta al centro del dibattito politico. Nonostante sia stato momentaneamente archiviato dal governo, centrodestra e Lega tornano all’attacco per evitare che l’idea venga rilanciata nelle prossime settimane. «Bene che anche i più demagogici dei membri del governo abbiano detto che lo ius soli non è nel programma dell'esecutivo - ha spiegato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl) - il governo ha confermato l’attuale norma che impone il raggiungimento dei 18 anni per chiedere la cittadinanza da parte di chi è nato in Italia da genitori stranieri. Si tratta solo di evitare procedure ostiche quando si arriva ai 18 anni». «Nulla di più - ha proseguito Gasparri - nulla di meno. In pratica si rende meno difficile ciò che oggi è già norma vigente. Un cambiamento limitato e che non introduce alcun ius soli». «Sul resto il confronto - ha concluso il vicepresidente del Senato - non potrà prescindere dalla consapevolezza che la cittadinanza è una scelta subordinata alla condivisione di norme, valori e identità. Non una mera questione amministrativa». La Lega invece torna all’attacco del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge: «Sono oltre 1.500 i migranti sbarcati sulle coste meridionali a giugno. Gli appelli della Kyenge per lo ius soli sono come il richiamo delle sirene» dichiara il responsabile del dipartimento Sicurezza, giustizia e immigrazione del Carroccio, Manes Bernardini. «E intanto il Paese è saturo di disperati e nuove bocche da sfamare. Il sistema non può reggere. Serve subito una linea dura sui respingimenti» continua. «Le parole della Kyenge - aggiunge Bernardini - suonano oltreconfine come pericolose lusinghe e allarmanti inviti a raggiungere le coste italiane, dove si paventa un futuro di totale deregulation per l’immigrazione». «Questo è - prosegue il leghista - nei fatti - lo ius soli, voluto dal Pd. Una comoda "smobilitazione delle regole" per allargare la platea dei migranti e assicurarsi voti certi nel futuro». «Per becere logiche elettoralistiche il Pd - dichiara Bernardini - sta consegnando il Paese alla rovina. La mossa kamikaze dello ius soli, oltre a non essere un tema degno di priorità, rappresenta la condanna a morte per i nostri sistemi del welfare e della sanità». «Serve subito una politica, decisa, di respingimenti, su modello della virtuosa azione messa in campo dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. Oltreconfine dev’essere chiaro che l’Italia non è zona franca», conclude. Critiche al ministro sono arrivate anche da diversi esponenti di Fratelli d’Italia, in particolare Guido Crosetto.
Pdl e Carroccio contro Kyenge: «Ius soli sia archiviato»
Lo ius soli resta al centro del dibattito politico. Nonostante sia stato momentaneamente archiviato dal governo, centrodestra e Lega tornano all’attacco per evitare che l’idea venga rilanciata...
