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E l’ex grillino Venturino chiama i transfughi: «Venite con me»

Gaetano Mineo PALERMO È arrivato il momento di fare un partito. Niente più movimento e «padre despota». Cacciato due mesi fa dal MoVimento 5 Stelle perché intascava l’intera diaria, Antonio...

PALERMO È arrivato il momento di fare un partito. Niente più movimento e «padre despota». Cacciato due mesi fa dal MoVimento 5 Stelle perché intascava l’intera diaria, Antonio Venturino, vicepresidente del Parlamento siciliano, punta dritto ad ingrassare «Italia migliore», il suo neo contenitore politico, tentando di convertire - a uno a uno - i dissidenti grillini. Onorevole Venturino, il suo ex movimento scricchiola? «Quello che sta accadendo a Roma è quello che avevo preannunciato circa un mese fa. Era inevitabile che questo modo di portare avanti il movimento generasse altri malpancisti. Nessuno prima aveva il coraggio di uscire fuori in modo evidente, come ho fatto io. Ma ora con l’espulsione quasi certa della senatrice Adele Gambaro, in molti si sono posti il problema se sia arrivato il momento». Lei ha lanciato «Italia migliore», cresce? «Ci stiamo lavorando. È chiaro che oggi, alla luce dei fatti, sarebbe importante per questi miei colleghi confluire all’interno di questo nuovo contenitore politico. Non voglio imporre niente a nessuno, cerco di portare avanti con loro un discorso di complicità. Possiamo rivedere il nome, non è quello il punto, importante, invece, è riguadagnare questa gente allo politica». La rete è invasa di commenti che bollano come «traditori» i grillini che intendono transitare nel Pd. «Se uscire dal MoVimento 5 Stelle significa oggi passare per un brevissimo tempo a un gruppo Misto, per poi confluire in un Pd o piuttosto in un Sel, sarebbe un vero e proprio tradimento nei confronti di chi ci ha portato ad essere rappresentanti del popolo. Siamo nati per metterci in una posizione politica trasversale, di equidistanza tra questi partiti. Ecco dove nasce l’esigenza di creare un soggetto nuovo, una struttura politica più prossima ai partiti, perché non ci trovo niente di scandaloso nel ritornare ai partiti». Grillo è al capolinea? «La macchina s’è inceppata. Grillo non ha saputo capire cosa stava succedendo e quindi s’è ritrovato davanti un qualcosa piuttosto grande e che probabilmente l’ha anche preoccupato. Poi ha sbagliato nel voler essere troppo presente. Tra l’altro, controllare il MoVimento dall’esterno, senza partecipare all’attività parlamentare, ti porta a commettere degli errori. Si è comportato come un padre despota contro il quale non si può nemmeno alzare un dito». Cosa doveva fare invece? «Avrebbe dovuto lasciare spazio a una figura politicamente più valida, invece di continuare dall’esterno a dirigere un MoVimento che, a pieno titolo, è entrato nelle istituzioni e quindi chiamato a fare politica. Dai fatti non è stato in grado».

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