La resa dei conti è prevista domani, quando i parlamentari si incontreranno per decidere se espellere dal gruppo Adele Gambaro, la senatrice che in un’intervista a Sky Tg24 ha attaccato Beppe Grillo, definendolo «il problema» del MoVimento. Ha criticato soprattutto i toni del comico, colpevole, ha detto, di aver fatto perdere voti al non partito. Ha anche aggiunto che lui «non si vede mai in Parlamento». Affermazioni che hanno fatto arrabbiare il comico genovese e i suoi fedelissimi. Difficile dire come andrà a finire. Le «colombe» del MoVimento sono al lavoro già da alcuni giorni per evitare l’uscita della Gambaro. In ogni caso se dovesse essere espulsa la senatrice diventerebbe concreta la possibilità che una ventina di perlamentari 5 Stelle lascino il non partito e formino un nuovo gruppo che, ovviamente, è seguito da vicino dagli esponenti del Partito democratico. Ritrovarsi una ventina di senatori pronti a saldarsi con il centrosinistra, vorrebbe dire costruire un’alternativa al governo delle larghe intese. Insomma, se il Pdl dovesse togliere l’appoggio all’esecutivo potrebbe subentrare proprio il nuovo gruppo degli ex 5 Stelle. A quel punto diventerebbe realistico immaginare quel «governo del cambiamento» tanto invocato dall’allora segretario democratico Pier Luigi Bersani. Fantapolitica? È possibile. Ma si tratta di uno scenario che in questi giorni attraversa i corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama. Alcuni parlamentari critici del MoVimento starebbero lavorando alla stesura di uno Statuto per costituire il nuovo gruppo. Sarà decisivo l’esito della votazione di domani. Molti attivisti difendono la Gambaro e hanno avuto il coraggio di metterci la faccia, sia con interviste ai quotidiani sia esponendosi su Facebook e su twitter, dicendo chiaramente di essere contrari all’espulsione. E invocando «la libertà di esprimere critiche». Una linea che tuttavia è improbabile possa convincere i fedelissimi del comico. «Esprimere critiche nelle riunioni del MoVimento è una cosa - fanno notare diversi attivisti - invece attaccare Grillo in televisione, accusandolo di far perdere voti, è una cosa molto diversa». C’è anche la possibilità che domani non si arrivi a un voto. Allora potrebbe esserci una tregua, in attesa dell’incontro con Grillo, che potrebbe raggiungere Roma nei prossimi giorni. Ad ogni modo, se dovesse prevalere la resa dei conti, gli «integralisti» a 5 Stelle, che sono la maggioranza, sarebbero contenti. Lo sarebbe di certo anche Beppe Grillo. Meglio «liberarsi» dei critici che doverci convivere. «Danneggiano l’immagine del MoVimento» ripetono i fedelissimi del comico. Del resto proprio lui aveva ipotizzato che alcuni parlamentari avrebbero preferito uscire dal MoVimento. Nella campagna elettorale aveva avvertito: «Anche noi avremo i nostri Scilipoti». Comunque martedì mattina ci sarà una manifestazione davanti a Montecitorio «a sostegno di Grillo e dei parlamentari» organizzata dal M5S di Roma. Quasi una risposta per invitare il capo politico a non mollare il progetto. Lui, intanto, si occupa di temi concreti. E attacca. Come al solito. «L’ultima scoperta dal governo Letta è il sovraffollamento delle carceri - che dura almeno da un decennio - tanto da dedicarci un decreto. E come Letta e il governo delle "larghe intese" risolvono il problema? Semplice, per superare l’emergenza basta buttare fuori un bel po’ di reclusi. Punto. È sufficiente leggere le indiscrezioni sul testo di legge che verrà presentato dal Consiglio dei ministri: la detenzione domiciliare potrà applicarsi anche a condannati a pene fino a 6 anni». Dunque Grillo lancia l’allarme: «Corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, truffe, abuso d’ufficio, inquinamento, frodi comunitarie, hanno pene massime tra i 3 e i 6 anni (ma nella pratica, nessuno si becca più di 3 anni)». Eppure «basterebbe un po’ di impegno. Ad esempio una razionalizzazione degli spazi degli istituti penitenziari, per trovare un posto dignitoso per tutti» e «rivedere i capolavori normativi di tre dei principali artefici del sovraffollamento carcerario: Bossi, Fini e Giovanardi. Basterebbe predisporre seri programmi di lavoro dentro il carcere perché - è noto da tutte le statistiche - nessun recluso ha il piacere di tornare in galera se ha qualcosa di lecito da fare fuori. E se non ce l'ha, torna a delinquere. Ed è questo - conclude Grillo - ciò che il MoVimento 5 Stelle propone in Parlamento, denunciando il mercimonio sulla pelle dei detenuti. Una autentica bancarotta della giustizia». Dopo il post c’è un Ps. Del M5S Camera che dice: «Fra coloro che possono essere condannati a 6 anni di reclusione ci sono anche gli accusati di associazione mafiosa: ai domiciliari è molto più semplice seguire i business».
Venti grillini preparano un nuovo gruppo
Domani resa dei conti: si vota l’espulsione della senatrice Gambaro E martedì manifestazione a Montecitorio a favore del comico
