Ora l’Italia può ripartire. Il decreto approvato ieri dal governo si muove su due binari. Da un lato tenta di arginare il disagio sociale diventato sempre più allarmante. Vanno in questo senso le misure di revisione dei poteri di Equitalia e, soprattutto, l’impignorabilità della prima casa. Dall’altro lato il provvedimento punta a ridare fiducia e risorse a un sistema economico messo a dura prova dalla crisi e dal rigore fiscale. Per questo il governo ha previsto fondi rilevanti per le infrastrutture, vero motore della nostra economia. Ha scommesso sull’idea che lo Stato può dare impulso all’intervento e agli investimenti dei privati. Ma la partita è soltanto all’inizio. Le intenzioni dell’esecutivo devono essere confermate dal Parlamento. Un passaggio tutt’altro che scontato. L’Italia vive una crisi non soltanto economica ma, soprattutto, politica. La democrazia del nostro Paese è messa a dura prova. Tangentopoli ha distrutto i partiti, che in vent’anni non sono stati in grado di rigenerarsi, di ripensare il rapporto tra Stato e cittadini. Ecco perché ci troviamo di fronte a movimenti che non riescono né a esprimere una visione del futuro né, di conseguenza, a intercettare il consenso degli elettori. Sono tutti contro tutti. Anche all’interno delle singole formazioni. Ecco, il decreto del governo che disegna lo sviluppo del Paese chiama i partiti alla responsabilità. Vanno accantonati interessi personali e convenienze in nome di un obiettivo comune e ormai ineludibile. Soltanto un’economia vitale, basata sul merito e sull’innovazione, può rilanciare l’Italia.
Il governo c’è i partiti chissà
di Alberto Di MajoOra l’Italia può ripartire. Il decreto approvato ieri dal governo si muove su due binari. Da un lato tenta di arginare il disagio sociale diventato sempre più allarmante. Vanno in...