Politica

Bersani ossessionato da Palazzo Chigi

L’ex segretario rilancia il «governo di cambiamento» con i grillini fuoriusciti I renziani: «Bordata a Letta». E si parla di una sua candidatura al congresso

Un po’ minaccia, un po’ ossessione. Soprattutto ossessione. A quasi quattro mesi dalle elezioni che hanno trasformato il MoVimento 5 Stelle nella seconda forza politica italiana, i grillini perdono pezzi e litigano tra di loro. Al contrario il Pd, uscito sconfitto dal voto, pur continuando a perdere consensi, si esalta per la vittoria alle amministrative. Anche se, sul fronte governativo, è costretto a fare i conti con le «intemperanze» del Pdl. Un tira e molla che sta diventando estenuante. Perché se da un lato prevale l’obbligo di sostenere il compagno di partito Enrico Letta, dall’altro Silvio Berlusconi tiene tutti sulle spine lasciando intravedere la possibilità di far cadere l’esecutivo. E incassando quasi tutto ciò che chiede. Forse per questo negli ultimi giorni i Democratici sono passati al contrattacco facendo capire che l’idea delle elezioni anticipate non li spaventa più. Il ragionamento è semplice: se il Cavaliere deciderà di fare un passo indietro non è affatto scontato che si torni alle urne. Anzi, il Pd potrebbe rispolverare il vecchio progetto bersaniano e dar vita ad un nuovo governo con i fuoriusciti del M5S. L’impresa, però, appare disperata esattamente come quando la tentò Pier Luigi Bersani. Anche con 20 senatori ex grillini sarebbe difficile avere la maggioranza a Palazzo Madama. Soprattutto perché Scelta Civica, attraverso Giuliano Cazzola, lancia già avvertimenti: «Se il Pd vuol riproporre il cosiddetto "governo del cambiamento" faccia bene i conti di quanti voti di fuoriusciti dal M5S gli occorrono, perché Scelta civica non mescolerà mai i suoi voti con quelli di parlamentari grillini ancorché redenti». Poco importa. Il segretario Guglielmo Epifani insiste: «Se qualcuno pensasse di mettere in difficoltà questo governo, non è detto che alla fine di un governo corrisponda la fine di una legislatura. Non lo dico come una minaccia ma come una constatazione rispetto a quello che resta l’obiettivo di continuare a fare le cose bene per il Paese». Sarà, ma non è il solo a parlarne. Lo fa la prodiana Sandra Zampa: «Nel caso in cui avvenisse che al Senato abbiamo i voti per fare un governo diverso, bisogna che il Pd si fermi e si interroghi. Se hai la possibilità di fare un altro tipo di governo, senza trovarti continuamente ricattato con l’Imu, devi pensarci». Ma, soprattutto, ne parla Bersani. Anche se qui, forse, entriamo nel campo dell’«ossessione». L’impressione, infatti, è che l’ex segretario stia cercando in tutti i modi di ritrovare un ruolo. Sembra quasi che sogni ancora Palazzo Chigi. E infatti, intervistato dal Corriere della Sera , rispolvera il vecchio adagio: «Oggi abbiamo un governo di servizio. Lo sosteniamo e lo sosterremo. Vi abbiamo impegnato i nostri migliori esponenti. Ma è compito di tutti noi tenere viva la prospettiva di un governo di cambiamento». Rieccoci al «governo del cambiamento». Che l’ex segretario accompagna con un messaggio per il Cavaliere: «Sostengo Letta, persona intelligente, capace e leale. Ma Berlusconi non pensi di avere in mano le chiavi del futuro. Ci pensi bene. Stavolta staccare la spina al governo non comporta automaticamente andare a votare». No solo. Bersani rivendica con orgoglio anche il lavoro fatto subito dopo le elezioni: «Provare a fare un governo di cambiamento con i grillini è stato un tentativo convinto, e anche ragionevole. Non prendi il 25% senza ingaggiarti. Puoi metterci un mese a capirlo, forse due; ma devi capirlo. Era solo questione di tempo. Infatti è proprio quello che sta accadendo». Il ritorno al passato, però, non piace ai senatori renziani Andrea Marcucci, Isabella De Monte, Mauro Del Barba, Nadia Ginetti e Laura Cantini: «Balenare nuovamente un governo del cambiamento con i transfughi 5 Stelle è una ipotesi dell’irrealtà e comunque una bordata strumentale contro chi a parole si vuole difendere, ovvero Enrico Letta. All’ex segretario, chiediamo maggiore rispetto per il suo partito, che sta attraversando una fase decisiva». Forse per placare un po’ le polemiche in serata Bersani, ospite della Festa Democratica a Sommacampagna, chiarisce: «Un ribaltone non è possibile. Noi lanciamo un segnale di consapevolezza a chi avesse altre idee. Quando dico che se cadesse questo governo non è automatico andare a votare intendo fare una constatazione: non staccheremo mai la spina a questo governo. Si stia attenti a non tirare troppo la giacca». Sarà, ma è piuttosto evidente che lo «smottamento» grillino sta risvegliando in Bersani desideri di rivalsa. Al punto che c’è chi dice che l’ex segretario potrebbe addirittura decidere di candidarsi al congresso. Chiamatela come volete ma a vederla così sembra proprio un’ossessione.

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