Politica

Alemanno si sfila. Pdl verso la scissione

Dopo una riunione di fuoco coi dirigenti del partito Gianni sceglie la Civica Il segretario Alfano: «Non escludiamo affatto il ritorno a Forza Italia, anzi»

Nel silenzio assordante dei massimi esponenti del Pdl romano e laziale, sembra quasi passare in sordina la decisione di Gianni Alemanno non solo di aderire alla Lista civica Cittadini x Roma ma di guidarla in Campidoglio. Restando a guardare un Pdl sull’orlo del baratro. Una scelta politicamente pesante, dettata da motivi diversi e che apre a molteplici scenari. Una riunione, giovedì sera, tra tutti, o quasi, gli esponenti del partito sarebbe finita con toni tutt’altro coincilianti. C’è chi ha chiesto le dimissioni dei coordinatori regionale e romano, Piso e Sammarco, e chi avrebbe invitato il sindaco uscente a farsi da parte, considerato che in Aula Giulio Cesare «non ha eletto neanche un proprio candidato». L’equilibrio del partito infatti è uscito profondamente cambiato dalle ultime, devastanti, elezioni capitoline. Di fatto i sette consiglieri eletti nel Pdl rappresentano sostanzialmente solo due correnti, quella del coordinatore romano Sammarco - in maggioranza - e quella del senatore Andrea Augello, assente alla riunione del quartier generale, che esprime comunque la consigliera più votata dell’intero Consiglio, Sveva Belviso. Un braccio di ferro serratissimo dunque per affidare gli unici ruoli di peso riservati alle opposizioni, la vicepresidenza dell’Aula, il capogruppo e la presidenza della commissione Trasparenza. In questo quadro, affidare ad Alemanno la guida del gruppo Pdl in Campidoglio avrebbe, se non altro, garantito una pace transitoria. Un aspetto tuttavia secondario in un momento in cui si decidono le sorti del partito e con una "crisi di coscienza" che coinvolge soprattutto gli ex An. Per questo la decisione di Alemanno di "lasciare" il Pdl e di guidare la Civica sollecita qualche riflessione in più. A dire il vero, anche Francesco Rutelli, sconfitto dallo stesso Alemanno, optò per la lista civica ma declinò il ruolo di capogruppo, lasciando l’attività amministrativa al consigliere eletto e tenendo per sé soltanto interventi in Aula di spessore e ampio respiro. A far riflettere dunque è non solo, o non tanto, il fatto che Alemanno abbia scelto la lista Civica, ma che intenda svolgere un ruolo politico e amministrativo fuori dal suo partito. Aspettando forse una definizione più chiara del Pdl. Le indiscrezioni sulla riunione a Palazzo Grazioli nella quale Berlusconi avrebbe indicato una rosa di imprenditori importanti quali "successori" ha di fatto spaccato ulteriormente un Pdl già a pezzi. L’idea di continuare sul partito del leader, senza radicamento territoriale e senza struttura democratica ha fatto alzare gli occhi a più di un esponente. Durissima la nota del parlamentare Pdl, Gianfranco Rotondi: «La riforma del PdL raccontata ai giornali dai commensali di palazzo Grazioli è fuori della legalità costituzionale e delle norme europee vincolanti per il Ppe. Sono convinto che giungerà una smentita ufficiale. Resta il fatto che allestire l’Assemblea in funzione della soluzione che si vuole approvare è un classico espediente di quei partiti comunisti contro i cui sistemi il PdL afferma di battersi. In ogni caso, nella mia qualità di co-fondatore del partito ho già compiuto gli atti preventivi a necessaria tutela degli iscritti». Nessuna smentita. Anzi, pesano ancora di più le parole del segretario Pdl, Angelino Alfano: «Stiamo riorganizzando il Pdl, e vi è una grandissima voglia di fare un vero e proprio rinascimento di questa grande forza politica moderata che ha raccolto milioni e milioni di voti. Non escludiamo affatto, anzi, il ritorno a Forza Italia». La strada insomma sembra già tracciata: una scissione che renda più centrista l’anima azzurra e più a destra quella degli ex An. Un ritorno al passato per questi ultimi che si sono forse resi conto di aver ceduto fette importanti di elettorato, cancellando le due parole d’ordine della destra: identità e territorio. In questo senso Fratelli d’Italia ha dato lezione, triplicando il consenso elettorale nel giro di tre mesi. Non a caso s’inizia a parlare di una «costituente» di destra, nella quale potrebbero ritrovarsi oltre a Giorgia Meloni, anche Francesco Storace e gli ex An, come Augello e, appunto, Alemanno. Prima di tutto questo, però, c’è la resa dei conti in Campidoglio. I sette eletti del Pdl si sarebbero presi un paio di giorni di riposo, la prima riunione è fissata per martedì. I rumors però indicano una soluzione ancora lontana. L’unico a non fermarsi sembra essere proprio Alemanno, che ha indetto una riunione con i suoi anche ieri sera. Ci ha messo la faccia e si è preso le colpe (anche non sue), ma la decisione di uscire istituzionalmente dal Pdl non significa affatto che abbia reso le armi. Anzi. Nonostante voci di corridoio ricordino le inchieste in corso e proprio per queste in Campidoglio sarebbe arrivata ieri una visita della Guardia di Finanza.

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