Politica

Stupro, politica e cultura

di Sarina Biraghi«Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna». Non facciamone un caso politico. Tutta colpa di Ade che con...

«Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna». Non facciamone un caso politico. Tutta colpa di Ade che con i suoi 29 gradi ieri a Padova ha creato qualche problema di adattamento e fatto «perdere» la testa a qualcuno. Anzi, a qualcuna. Lo dimostra quella domanda, delirante, scritta tutta in maiuscolo e con molteplici segni di interpunzione, postata su Facebook da Dolores Valandro, consigliera leghista di quartiere della città veneta. Il destinatario è il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. La frase della Valandro, già un mese fa espulsa dal Carroccio per contrasti interni, accompagna con una certa rabbia un articolo su un tentativo di stupro da parte di un africano nei confronti di una donna italiana, preso da un sito specializzato nel raccontare «i crimini degli immigrati». E così la sconosciuta consigliera ha vissuto 15 minuti di notorietà prima di chiedere scusa e scatenare un fiume di polemiche mentre il mondo politico si dissocia. La ministra non infierisce: «Non rispondo a questo linguaggio violento perché ognuno di noi dovrebbe sentirsi offeso». Se un caso esiste non è questo, come sottolinea Isabella Rauti, appena nominata dal governo consigliere per le politiche di contrasto della violenza di genere e del femminicidio: «La consigliera ha sbagliato clamorosamente e si è scusata insieme al suo partito. Il caso sono le violenze in continuo aumento nella rete e anche nelle modalità di relazioni personali». E doppiamente inaccettabile quando le violenze vengono esercitate da altre donne. Per questo è necessario intervenire in termini di educazione sentimentale e culturale nonché sulle modalità della comunicazione in rete perché è inaccettabile secondo la Rauti che «volgarità, violenza e odio circolino e producano contagio». La campagna lanciata in Usa #sbrape dimostra che il problema esiste, troppa violenza verbale, per di più incontrollata, in rete e come ha detto il garante della privacy, Antonello Soro: «Non possiamo più essere indulgenti con la violenza verbale presente nella Rete: è prima di tutto una sfida culturale alla quale i veri amici di Internet dovrebbero sentirsi impegnati». Questione culturale dunque, non politica.

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