di Massimiliano Lenzi L'imprevedibilità della televisione si è manifestata, mercoledì su La7, in prima serata grazie a Giuliano Ferrara che ha spezzato - ospite di Enrico Mentana a Bersaglio Mobile (puntata dedicata a Luigi Bisignani, con l'occasione del libro da lui scritto assieme a Paolo Madron, "L'uomo che sussurra ai potenti" per parlare in realtà del Potere) - la liturgia tv del conduttore sacro che fa le domande mentre gli ospiti danno le risposte. Come ad una messa dove il fedele sovverte i ruoli e contesta il senso della celebrazione del prete che si consuma dal pulpito, davanti ai suoi occhi, con tanto di sevizi filmati al posto delle letture sacre, così Ferrara ha sovvertito la consecutio temporum prevista dalla scaletta del fare televisione. La diretta ha reso possibile un fuori programma straordinario, comunque lo si giudichi, confermando ancora una volta il primato della tv generalista quando va in scena non mediata dalle differite o dai tagli del registrato. La rivoluzione ferrariana ha lasciato di stucco tutti gli altri ospiti (tra questi lo stesso Bisignani ma soprattutto i tre giornalisti presenti, Peter Gomez, Marco Damilano e Paolo Madron) costringendo lo stesso Mentana a ribattere. Per non perdere la centralità durante il battibecco. Sì, perché per alcuni minuti il bersaglio mobile, che avrebbe dovuto essere appunto Bisignani, è diventato Mentana. Ferrara, dopo aver detto «che se mi interpellano devo rispondere», ha cominciato a prendere a pallate tutto, in seguito ad un servizio chiuso mandato in onda. «Tu - ha detto a Mentana - non ti devi permettere di mettermi a tacere, hai capito? Ed è l'ultima volta che metto piede in questo cesso dove si fanno pettegolezzi del cazzo…». Mentana gli ha replicato, «puoi anche andare» e Ferrara - di rimando - «no, non me ne vado. Sto qua a rompere i coglioni». Già in questa prima fase del duello tra i due uno dei canoni conservativi e non detti della tv era stato abbattuto da Ferrara: il rispetto del contesto dove l'ospite interviene, visto che il direttore del Foglio lo ha ribattezzato cesso. Pochi secondi di gong, e poi quando Mentana ha ripreso a parlare, Ferrara ha sussurrato un «ipocrita» al conduttore che gli ha ribattuto, «no ipocrita sarai tu». E lì Ferrara ha dato l'attacco finale al programma ed al conduttore: «Ma dai, parlaci di Montezemolo. Invece di parlare di Bisignani. Dì tutta la tua carriera con Berlusconi e con Tarak Ben Ammar, ma a chi vuoi far credere di essere l'arbitro dell'etica giornalistica italiana…». A quel punto Mentana si è avvicinato a Ferrara dicendogli «ma cosa sei», mentre Ferrara insisteva, «ma fammi il piacere». Il punto è che dopo quei minuti così duri di scontro, schietti, fuori dalla narrazione immaginata, il programma non era più lo stesso. Fuor dalla graticola Bisignani - anziché bersagliato - se la rideva, la conduzione di Mentana aveva subito un colpo e gli altri ospiti erano ormai sottotono, non per il loro valore o competenza, ma perché spiazzati totalmente dal numero del mattatore Ferrara. Nel sovvertimento dei ruoli mercoledì sera è dunque andato in scena un programma imprevedibile, anche se l'ascolto si è fermato al 4,55% di share, sotto il milione di spettatori. «È stato - dice a Il Tempo Carlo Freccero - uno dei programmi più interessanti dell'anno non per la fattura televisiva, perché era povero, si sentiva la mancanza dei contributi televisivi. Ma perché ha raccontato il potere della Prima Repubblica. Ho trovato magnifiche le immagini di archivio su Bisignani che presenta, nel secolo scorso, un suo libro assieme ad Andreotti, a Ferrara e ad Enzo Siciliano. Nel talk mi ha deluso Madron cui mi è parso interessasse soprattutto parlare del libro. Efficace invece il modo in cui è venuto fuori Bisignani: doveva essere un grande burattinaio ed invece mi è apparso solo un uomo vicino al potere di Andreotti. Per questo ho visto in quella puntata la raffigurazione del Potere della Prima Repubblica, la miglior commemorazione e puntata su Giulio Andreotti da quando è morto. Quanto a Ferrara - spiega Freccero - per me ha deciso di praticare il realismo cinico. Cioè dire: questo è normale, il potere vive così e Mentana che ha attraversato questo periodo stava nel Potere, questo il senso del discorso di Ferrara. Chiaro, han poi dovuto mettere i puntini sulle i. Ma la lite mi ha colpito soprattutto perché rientrava in questo acquerello sulla Prima Repubblica. Aveva una funzione di racconto e Bisignani se la godeva». Non più bersaglio, a quel punto, ma spettatore gaudente. Di se stesso e dello spettacolo inatteso.
Il cinismo tv di Ferrara
di Massimiliano - L'imprevedibilità della televisione si è manifestata, mercoledì su La7, in prima serata grazie a Giuliano Ferrara che ha spezzato - ospite di Enrico Mentana a Bersaglio Mobile...