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Sanitopoli. Chiesti 12 anni per Del Turco

PESCARAPer i pm del processo sulla Sanitopoli abruzzese non ci sono dubbi: il sistema di corruzione esisteva e aveva a capo l’ex governatore della Regione Ottaviano del Turco. E dopo due giorni di...

PESCARA Per i pm del processo sulla Sanitopoli abruzzese non ci sono dubbi: il sistema di corruzione esisteva e aveva a capo l’ex governatore della Regione Ottaviano del Turco. E dopo due giorni di requisitoria a due voci, ecco scodellata a Pescara, per lui, la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione. Una requisitoria dura, senza sconti, che fa leva sulla piena attendibilità del corruttore-ricattato, ovvero simultaneamente imputato e parte lesa, l’ex patron (ora fallito) delle cliniche private Vincenzo Angelini. Del Turco, assente dall’aula per motivi di salute (così come assenti erano molti degli imputati), ha replicato sbigottito: «Non saprei nemmeno cosa rispondere, di fronte a questa enormità: 12 anni di carcere!!! Un saluto a tutti coloro che hanno creduto e continuano a credere alla mia estraneità da questa storiaccia». Il suo legale Giandomenico Caiazza non le manda a dire: «È incommentabile la richiesta, è incommentabile l'indagine». Le risultanze dell’accusa hanno portato a sgranare una raffica di richieste di condanna: 11 anni all’ex manager della Asl Luigi Conga, 10 all’ex capogruppo del Pd Camillo Cesarone, 9 all’ex segretario alla presidenza Lamberto Quarta e all’ex deputato Sabatino Aracu, rispettivamente 7 e 4 agli ex assessori regionali Antonio Boschetti e Vito Domenici, 6 all’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca e infine 3 ad Angelini. I pm Giuseppe Bellelli e Giampiero di Florio hanno tirato le fila di una lunga inchiesta e di un processo con molti colpi di scena, alta tensione e qualche cortina fumogena. Ieri hanno mostrato una foto nella quale si proverebbe la presenza di Del Turco nella casa di Collelongo nell’ormai famosa «tangente delle mele». Definirla una prova schiacciante richiede uno sforzo di fantasia, perché si tratta di macchie colorate dai contorni sfocati, ma l’accusa fa leva sui riscontri documentali e slides esplicative: i viaggi del grande accusatore a Collelongo, l’incrocio del flusso di danaro, date e circostanze coincidenti. È mancata finora la prova regina, ovvero la scoperta di quel fiume di soldi disperso nei rivoli della corruzione, secondo quanto dichiarato da Angelini. Anche per questo i pm hanno una risposta, insistendo a loro dire che si trattava di un sistema retto da un ex ministro delle finanze, quindi in grado di giostrare con metodi e risultati «superiori». La corte presieduta da Carmelo De Santis è chiamata ora ad ascoltare le arringhe, che non saranno né poche né brevi, e con diversi avvocati di grido. Che comunque non potranno affatto "sforare" nei tempi in quanto la pronuncia della sentenza è stata anticipata di un giorno. Arriverà il18 luglio. A cinque anni dal clamoroso arresto di Del Turco e dello smantellamento della Regione.

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