Partiamo da Roma. Nell'ultima classifica Sole-24 Ore del gradimento dei sindaci, riferita al 2012 e pubblicata il 7 gennaio scorso, Gianni Alemanno si era piazzato 70mo su 102. Non molto, direte: ma guardando al "governance pool", cioè al consenso tra i cittadini, risultava pari a 50, in calo di appena 3,7 punti dai voti ottenuti all'elezione, e non distante dal 52 per cento di Matteo Renzi, l'uomo nuovo della politica italiana. Neppure il distacco in classifica tra Alemanno e Renzi era drammatico, anzi: il sindaco di Firenze era 63mo. Solo sette posizioni sopra. Stessa cosa per l'ex sindaco di centrodestra di Brescia Adriano Paroli, anche lui 60mo e con consensi di soli 1,4 punti in meno rispetto all'elezione. E che dire di Giulio Marini, ex primo cittadino di Viterbo? Lui stava nella parte alta della graduatoria, 34mo e gradimento al 56 per cento. Eppure tutti e tre sono stati spediti a casa. Merito dell'appeal dei rivali, a cominciare da Ignazio Marino? Di un ribaltone politico generale, che però alle politiche di febbraio non si è visto? Della variabile grillina, in netto ripiegamento? Si possono dare tutti i giudizi possibili sull'operato dei sindaci sconfitti, e Alemanno si è correttamente assunto le responsabilità. Ma non si poteva prevedere che chi, sei mesi fa, contava sull'appoggio della metà o più dei suoi elettori potesse mettere in preventivo risultati tanto rovinosi. Che cosa è mai accaduto? Lasciamo ad altri l'analisi politica della debàcle del centrodestra, e di quanto e perché l'astensionismo monstre abbia punito più il Pdl e la Lega, e meno il Pd e gli alleati di sinistra. C'è un altro elemento che si chiama, tanto per cambiare, economia. E che a sua volta è stato probabilmente il fattore decisivo della diserzione dalle urne e relative conseguenze. La crisi ha di fatto cambiato la percezione dei sindaci agli occhi dei loro amministrati: da rappresentanti della città di fronte ai governi, primi cittadini appunto, si sono trasformati negli ultimi mesi in esattori fiscali per conto di chi sta a palazzo Chigi, o peggio ancora a Bruxelles e Berlino. Da distributori e regolatori di servizi, spesso fin troppo, sono diventati gabellieri, senza alcuna autonomia, di tasse che vanno a finire chissà dove. E dire che all'inizio, nel 2001, sul finire della legislatura dell'Ulivo, il governo di sinistra con la riforma del titolo Quinto della Costituzione aveva concesso alla finanza pubblica locale una sorta di licenza di uccidere, dando pieni poteri di spesa ma senza responsabilità contabile. Il patto di stabilità interno introdotto da Giulio Tremonti nel 2002, entrato a regime nel 2005, cercò di riportare la situazione sotto controllo. Peccato che si preparassero la prima crisi finanziaria mondiale e la stretta del credito. Nel frattempo Roma, con le giunte precedenti, aveva accumulato dieci miliardi di debito comunale, e quasi altrettanti la regione Lazio, questi ultimi quasi tutti nella sanità. Il risultato è che Alemanno ha lottato per tutto il suo mandato contro il commissariamento, in vigore dal 2008 al 2011, mentre le addizionali sull'Irpef e sull'Irap schizzavano al top: lo 0,9 comunale più l'1,73 per cento regionale sui redditi, cioè il 2,63 totale, e lo 0,92 sulle attività produttive. Roma è così diventata la città più tassata d'Italia: la pressione fiscale locale è passata da 0,9 miliardi del 2008 a tre previsti nel 2013. In cambio di servizi in declino e credito bloccato. Situazione migliore, ma in deterioramento a Milano (la maggiorazione comunale Irpef è differenziata per fasce di reddito tra lo 0,1 e lo 0,7) e in Lombardia, con addizionale variabile tra l'1,23 e l'1,73. In crollo invece in Campania (addizionale Irpef del 2,03) e Napoli (fino allo 0,8). Chissà se Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris, tra guerre ai gelati ed emergenza rifiuti mai risolta, riusciranno a confermare, quando verrà il loro turno, il rating lusinghiero del 2012: 60 per cento il primo, 59 il secondo. Nessuno può dirsi sicuro.
Sindaci uscenti puniti per le tasse
di Marlowe - Partiamo da Roma. Nell'ultima classifica Sole-24 Ore del gradimento dei sindaci, riferita al 2012 e pubblicata il 7 gennaio scorso, Gianni Alemanno si era piazzato 70mo su 102. Non...