Più o meno venti parlamentari sono sul piede di guerra e pensano di lasciare il MoVimento 5 Stelle. Tra questi c'è anche chi vuole uscire dal non partito (o essere accompagnato alla porta) alzando un polverone, come la senatrice bolognese Gambaro, che ieri ha attaccato Grillo definendolo "il problema" e usando toni piuttosto duri. C'è chi, invece, pur mettendo in risalto le mancanze del MoVimento, è determinato a risolvere le criticità dall'interno. Dal canto suo Beppe Grillo non ha mezze misure e lancia la sfida agli attivisti: un referendum su di lui. Ma, al di là del braccio di ferro con il comico genovese, ci sono alcune questioni che Grillo dovrebbe considerare. Il fondatore del MoVimento, insieme con Gianroberto Casaleggio, ha sbagliato la campagna elettorale per queste Amministrative. Ha sbagliato i toni. Invece di usare lo stesso registro dello Tsunami tour, quello che ha preceduto le elezioni politiche, avrebbe dovuto aprire un "cantiere delle idee", portando sui palchi italiani deputati e senatori pentastellati per spiegare le proposte e il lavoro che stanno svolgendo nel Palazzo. Grillo e Casaleggio avrebbero dovuto considerare la differenza tra le due campagne elettorali. Dovevano essere necessariamente diverse. Beppe avrebbe dovuto sostituire i toni duri usati per entrare in massa in Parlamento con quelli più morbidi necessari a spiegare le impressioni e il lavoro svolto da deputati e senatori in questi tre mesi. Insomma, lanciare una "fase 2". Invece le parole, i toni, gli esempi, gli attacchi sono stati gli stessi di febbraio scorso. Inevitabile il calo dei consensi. Adesso i cittadini si aspettano qualcosa di più della, seppur giusta, denuncia. Un altro errore di Grillo è stato allontanarsi troppo dagli attivisti. Il comico farebbe bene a traslocare a Roma per qualche mese. Sempre che voglia seguire il MoVimento come sembra sia intenzionato a fare. Se invece pensasse di lasciare i 5 Stelle al loro destino e restare sullo sfondo come un semplice testimonial, allora dovrebbe anche smettere di entrare in modo così profondo nella gestione del non partito. Il comico deve scegliere una di queste due strade: collaborare alla gestione del non partito, e dunque, aprire un dialogo continuo con i parlamentari, oppure fare un passo indietro e far decidere tutto agli attivisti. Inoltre se Grillo avesse inserito nei "gruppi di comunicazione" di Camera e Senato persone forse meno fidate ma più esperte di comunicazione e del Palazzo, molti battibecchi si sarebbero evitati. Insomma, Beppe e Casaleggio dovrebbero porsi almeno due questioni: la necessità di un passaggio dai toni di denuncia a quelli del confronto, delle proposte, delle idee, della spiegazione di quello che il MoVimento sta facendo nel Palazzo e una maggiore vicinanza agli attivisti di Camera e Senato che hanno bisogno di un'attenzione da parte del leader che le istituzioni locali, specie i piccoli comuni, non richiedono. Anche gli attivisti hanno parecchie responsabilità. In questi tre mesi hanno dato l'idea di essere inconcludenti. Invece riprendano il bandolo della matassa. Mettano all'angolo quelli che vogliono più soldi, che non lavorano, che hanno sbagliato a entrare nel MoVimento. Soprattutto nessuno può pensare di rimanere nel non partito denunciando in tv che il problema è Grillo e invitandolo "a venire in Parlamento dove non si è mai visto". Cose del genere potrebbero dirle nel Pd o nel Pdl. Soprattutto gli attivisti non dimentichino che è grazie a Grillo che sono potuti entrare alla Camera e al Senato per cambiare il Paese.
I due errori di Grillo e Casaleggio
Hanno sbagliato la campagna elettorale per le Amministrative Ma anche i parlamentari 5 Stelle...
