Politica

Da Orlando a Bianco, la Sicilia torna indietro di 25 anni

Gaetano Mineo È passato più di un quarto di secolo dalla loro prima fascia tricolore. E ora, Leoluca Orlando, e Enzo Bianco, si ritrovano sulla poltrona di sindaco. Il primo, Orlando, ex...

È passato più di un quarto di secolo dalla loro prima fascia tricolore. E ora, Leoluca Orlando, e Enzo Bianco, si ritrovano sulla poltrona di sindaco. Il primo, Orlando, ex democristiano, creato da Ciriaco De Mita, è alla guida di Palermo da oltre un anno. Il secondo, Bianco, ex repubblicano, cresciuto alla scuola di Giovanni Spadolini, da meno di quarantotto ore è il nuovo sindaco di Catania, definendo un «cappotto al centrodestra» la sua vittoria. Due politici di lungo corso che ora si ritrovano sulla plancia di comando della politica e dell’economia isolane. Insomma, una Sicilia che non smentisce mai il suo celeberrimo scrittore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa: «Tutto cambia affinché nulla cambi». Intanto, il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ringalluzzito dal successo elettorale da buon stratega alza il tiro, cercando di ingabbiare il Partito Democratico siciliano. Ha saputo mostrare i muscoli, e da ora in poi, avrà il timone del governo nelle mani sempre più saldo. Difficilmente gli alleati (Pd e Udc) potranno mettergli il bastone tra le ruote. Non hanno alternativa, senza Crocetta non andrebbero da nessuna parte. Di più. Tra i Democratici, addirittura, ora c’è chi teme la scalata del governatore ai vertici del partito, dopo che lo stesso Crocetta ha lanciato la federazione tra Pd e Megafono. L’incontro di oggi tra il presidente della Regione e il premier Enrico Letta, mette più fibrillazione in casa dei Democratici. C’è anche chi teme che, a breve, il pm Antonio Ingroia possa imbarcarsi sulla nave del governatore. Voci sempre più insistenti parlano di un incarico di governo o di vertice di una partecipata, per il magistrato «valdostano» che sembra apprestarsi ad appendere al chiodo la sua toga. E se Crocetta ride per il responso delle urne in Sicilia, Grillo piange. Per il Movimento 5 Stelle è una sonora sconfitta. Il dato di Catania è illuminante. I grillini restano fuori dal consiglio comunale, non avendo superato la soglia di sbarramento del 5%. Per il M5S è un crollo rispetto alle regionali di ottobre, quando a Catania aveva preso il 16,7%. E ancora di più, rispetto al 31,9% delle politiche dello scorso febbraio. Le liste dei pentastellati oltre che nella città etnea, non superano la quota di sbarramento neanche a Messina e Siracusa. Meglio, invece, a Ragusa, dove la lista entra in consiglio comunale con il 9,62%. Dopo la batosta di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa del Pdl, frattanto, arrivano le prime dichiarazioni. «La vittoria di Bianco è la mera sommatoria delle liste che lo sostenevano, ognuna delle quali non ha superato il 10% e che, tutte insieme, lo hanno portato a superare appena la soglia del 50% - afferma il coordinatore del Pdl in Sicilia e sottosegretario all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione -. Il Pdl con il 14% dei consensi si conferma il primo partito strutturato a Catania e provincia, mentre il Pd non raggiunge nemmeno il 10%».

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