Assemini e Pomezia non equivalgono a una vittoria, anzi sono una «debacle». La senatrice Adele Gambaro lancia un macigno nello stagno grillino dopo le elezioni amministrative e dà subito una grana da risolvere al neo capogruppo a palazzo Madama, Nicola Morra: dovrà decidere sulla permanenza nel gruppo della collega che addebita in prima persona a Beppe Grillo la responsabilità del magro risultato. Il leader, infatti, non lascia correre e replica a brutto muso alla «cittadina» Gambaro, dicendole che «non vale niente» e che dovrebbe andarsene. A sorpresa, però, mentre gli eletti sono in stragrande maggioranza col capo, in rete il dibattito, pro e contro, è in pieno fermento dopo l’invito dell’ex comico a pronunciare il verdetto sul quesito: «Sono io il problema?». Sul blog, accanto a conferme e attestati di stima, arrivano anche le critiche, e c’è chi evoca l’ombra delle «purghe». L’atto di accusa di Gambaro arriva con un’intervista a Sky , pochi minuti dopo un’accorata difesa di Grillo dell’operato del MoVimento, che è «legalitario, pacifico, ghandiano. Cosa ci si aspettava? Che dessimo fuoco al Parlamento?». Grillo rivendica come nelle Camere i grillini abbiano fatto molto, vedendo però bocciate le loro iniziative e così «invece di chiedere conto ai partiti di cosa hanno fatto in 30 anni si demonizza il primo tentativo di democrazia dal basso in questo Paese». Ma tutto viene oscurato dall’affondo della senatrice genovese, ma residente a Bologna, che usa parole forti: «Due Comuni al M5S non sono un successo, ma una debacle» afferma, per poi aggiungere: «Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlarne male se qui non lo abbiamo mai visto». Gambaro invita Grillo «a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è lui. Credo che altri in Parlamento abbiano le mie stesse idee». Parole che, passati appena pochi minuti, Grillo pubblica integralmente sul suo blog, chiedendo alla Rete di pronunciarsi: «Vorrei sapere cosa pensate di queste affermazioni, se sono io il problema». L’esito della consultazione fa capire che non tutti sono disposti ad accettare i metodi usati finora: c’è chi parla di «purghe», chi invita il leader a «smorzare i toni o altri scapperanno». Nel frattempo, sulla pagina della senatrice piovono insulti: «Venduta», «quanto ti hanno promesso?», «esci subito dal movimento» si legge su Facebook: «Senza Beppe non esisterebbe nessun M5S - sottolinea un utente - e tu non saresti arrivata da nessuna parte. Ricordatelo per tutta la vita, Giuda». E «Quando una vale niente» è il titolo del post con cui Beppe Grillo le dà il benservito, per aver «rilasciato dichiarazioni false e lesive nei miei confronti, in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso M5S» e per questo motivo «la invito per coerenza a uscire al più presto dal M5S». Il fronte parlamentare grillino si muove all’unisono , schierato al fianco del leader. A partire dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio: «Chi pensa - accusa - che il problema del MoVimento sia Grillo ha chiaramente sbagliato movimento. O forse è in cattiva fede. Mi auguro che queste persone si facciano una domanda e si diano le dovute risposte. Da sole». Il deputato Sorial è più diretto: «Chi non ha più le palle di stare qui può fare il ragionamento che altri hanno già fatto. Noi dobbiamo lavorare, non possiamo rincorrere gli scazzi». «Abbiamo tanti nemici all’esterno, ma da sempre il vero pericolo è all’interno» avverte Alessandro Di Battista, che rivolto a Gambaro aggiunge: «Non ho parole senatrice, non indebolisci Beppe, indebolisci un movimento di cittadini onesti che credono in un paese diverso». A questo punto tocca al gruppo di palazzo Madama rendere esecutiva la sentenza emessa da Grillo. Espellere la senatrice Adele Gambaro? «Vorrei ragionare con tutti gli altri, valuteremo insieme il da farsi» replica il successore di Vito Crimi nel ruolo di capogruppo, Nicola Morra, che quasi non si capacita della situazione. La sua stessa elezione, però dimostra la presenza di più di un malumore nel gruppo. Al momento della votazione, il «fedelissimo» Morra ha ottenuto di succedere a Vito Crimi con 24 voti, mentre il «dialogante» Luis Alberto Orellana ne ha racimolati appena due in meno, 22, e altre due sono state le schede bianche. Il gruppo a Palazzo Madama appare spaccato. E c’è una larga parte che, pur non condividendo i toni usati dalla Gambaro, sarebbe d’accordo nell’auspicare un passo indietro di Grillo. Che, però, a giudicare dalla valanga di post di ieri, sembra non volerne sapere.
Caos M5S, Grillo caccia la dissidente
La senatrice Gambaro: «Il crollo alle Comunali causato dai suoi interventi» Il leader: «Vali zero, vattene via». Parlamentari con Beppe, critiche dal blog
