Letta si è posto un obiettivo ambizioso: arrivare al Consiglio europeo del 27 e 28 giugno con un pacchetto di misure che dovrebbero rimettere in moto l’economia e aiutare l’occupazione. Con questi provvedimenti in tasca, riuniti in quello che il premier ha definito il «decreto del fare», l’Italia sarebbe nella condizione di esercitare un ruolo di primo piano nel vertice europeo condizionandone le scelte. Letta vuole diventare il gran regista di una sorta di Piano Marshall per mettere la crescita e l’occupazione al primo posto nella politica dell’Eurozona strappando alla Germania il consenso ad ammorbidire la linea del rigore finora adottato da Bruxelles. È evidente che Letta non può permettersi passi falsi come decidere il blocco dell’aumento dell’Iva senza una solida e chiara copertura o azzardare l’abolizione dell’Imu al buio. Ma il premier non può nemmeno creare frizioni dentro la maggioranza e soprattutto scatenare l’ostilità del Pdl che su Imu e Iva non intende sentire ragioni. Il vertice di maggioranza, ieri a Palazzo Chigi, è servito al premier per fare una prima ricognizione delle posizioni dei partiti mettendoli però di fronte all’obiettivo di varare nel giro di un paio di settimane un decreto con le misure sulla crescita. Il «decreto del fare» al momento però è solo un elenco di buone intenzioni del «faremo» e non includerà nè l’Iva nè l’Imu. Il ministro dell’Economia Saccomanni avverte: «su Iva e Imu manterremo gli impegni ma vogliamo evitare di cadere nell'ottica di introdurre ogni giorno una misura nuova». Poi ha ricordato che siccome l’Italia ha un debito molto più alto di altri Paesi bisogna ridurre la spesa. Ma «qualcosa si può fare da subito con i fondi europei già progrmmmati che debbono essere spesi dalle Regioni». Quanto alla volatilità dei mercati ha rassicurato che «non c’è un pericolo per l’Italia». I punti cardine del decreto saranno fisco, occupazione, lavoro, pmi. Senza dimenticare la battaglia sulle riforme costituzionali con il traguardo di portare a casa entro l'estate la prima lettura del ddl sia al Senato che alla Camera. Letta potrebbe presentare il decreto alle Camere il 25 giugno, prima di partire per il Consiglio europeo. «Le misure che saranno contenute nel decreto del fare servono a rafforzare la credibilità del nostro Paese in Europa» ha detto Letta al vertice con i partiti. Sul nodo dell’Iva Letta invita alla cautela, spiegando che l'ipotizzato blocco dell'aumento a luglio non rientra nel decreto «perchè bisogna prima valutare in maniera approfondita, a livello politico e tecnico, le risorse necessarie». Ma il Pdl per bocca di Renato Brunetta non vuole sentire ragioni e chiede al governo di rispettare gli impegni assunti sia sull'abolizione dell'Imu sia sullo stop all'aumento dell'Iva. Il presidente dei deputati pidiellini lascia il vertice e con i giornalisti si sfoga: «Non è accettabile nessun balletto delle incertezze sull'Imu e in tema di Iva, valgono in proposito le dichiarazioni programmatiche di Letta». Ma, si fa notare a palazzo Chigi, sul blocco dell'aumento dell'Iva il premier non si era impegnato nel suo discorso sulla fiducia alle Camere. Si farà, solo se ci saranno le coperture. Il Pd invece insiste perchè si metta subito mano alla legge elettorale, una assoluta urgenza secondo largo del Nazareno. Durante il summit il presidente dei senatori Dem, Luigi Zanda, avrebbe chiesto ai gruppi parlamentari di impegnarsi sul fronte delle riforme. E l'annuncio del via libera in prima lettura entro luglio del ddl del governo va in questa direzione. Zanda ha anche assicurato che nel vertice «non è stato indicato il punto sull'Iva». Più cauto il ministro Dario Franceschini che avverte «È presto per dare risposte» per parlare di rinvio o blocco dell'Iva «servono risorse». Il decreto, secondo la bozza che i tecnici stanno mettendo a punto, prevede un piano da un miliardo contro la disoccupazione giovanile con meccanismi di decontribuzione e fiscalizzazione di oneri sociali in grado alleggerire il costo del lavoro per le imprese che assumono a tempo indeterminato. Il datore che stabilizza un rapporto di lavoro potrebbe godere di sgravi per uno o due anni. Il miliardo sarebbe spalmato in 3 anni: 2-300 milioni di euro quest'anno e 400 per gli anni 2014 e 2015. A questi fondi si aggiungeranno i 4-500 milioni di euro previsti dalla Youth guarantee che la Commissione europea è pronta a destinare ai Paesi con alti tassi di disoccupazione dal 2014. La dote per il lavoro potrebbe arrivare quindi a 1,5 miliardi, senza considerare l'utilizzo dei fondi comunitari che l'Italia potrebbe dirottare, in parte, proprio sulla formazione e la disoccupazione giovanile. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini intende esporre le linee guida del piano già venerdì nel vertice con i colleghi di Germania, Francia e Spagna.
Arriva il decreto del Fare. Senza Iva
Letta intende vararlo prima del Consiglio europeo di fine giugno Misure per il lavoro. Saccomanni: manterremo gli impegni anche sull’Imu
