Per superare la crisi l'Italia deve «cambiare in profondità la politica economica, ma è anche cruciale correggere il tiro a Bruxelles, altrimenti non ne usciamo». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, concludendo l'intervento all'assemblea di Assolombarda, ha duramente criticato le politiche di austerità dell'Unione europea e le errate valutazioni compiute sul debito pubblico italiano e sui punti di forza del nostro Paese. Nel mirino il commissario Olli Rehn, secondo cui «avremmo una sfavorevole specializzazione produttiva e un modello industriale obsoleto, mentre le esportazioni italiane sono cresciute più della media del G7. Ci supera solo la Germania, tutti gli altri sono calati, eppure solo l'Italia viene considerata poco competitiva e censurata per bassa crescita». Qualcosa, quindi, dice Squinzi «non torna». Quanco chiediamo qualcosa, aggiunge, in Italia come a Bruxelles, di pagare i debiti della P.A. o di tenere fuori gli investimenti strutturali produttivi dal debito pubblico, «abbiamo il diritto di essere ascoltati per quello che siamo, non per quello che altri vorrebbero che fossimo, forse strumentalmente. Se non assumiamo posizioni forte, dovremo rassegnarci a un mercato domestico compromesso, a un'austerità che continuerà nei prossimi anni con le conseguenze che tutti vediamo». Squinzi sottolinea che «l’Europa si è accanita su una politica di rigore a dir poco miope, dimenticando che solo la crescita può sostenere il rigore finanziario. Abbiamo dimostrato di saper fare sacrifici, di essere un grande paese europeo». Ma, avverte, «se il rigorismo e l'austerità mettono in ginocchio la tenuta sociale e il patrimonio delle nostre imprese costruito in decenni e generazioni di duro lavoro affinchè altri possano fare shopping portandosi a casa i nostri pezzi migliori a prezzi di saldo, la soluzione si trasforma in problema e dobbiamo dire di no». Squinzi si scaglia anche contro «la rigidità della barriera al 3% del deficit/pil». E ricorda che «dal giugno scorso il fatturato (delle imprese italiane, ndr) è sceso ogni mese: l'industria ha perso 100 milioni al giorno».
Squinzi: bisogna correggere il tiro a Bruxelles
Per superare la crisi l'Italia deve «cambiare in profondità la politica economica, ma è anche cruciale correggere il tiro a Bruxelles, altrimenti non ne usciamo». Il presidente di Confindustria,...
