Politica

Pil in caduta libera Ripresa più lontana

Nel primo trimestre -2,4% annuo Per il 2013 la stima è di -1,6%

A pochi giorni dal vertice di Roma tra i ministri dell’Economia e del Lavoro di Italia, Francia, Germania e Spagna, arrivano i dati drammatici dell’Istat relativi al primo trimestre dell’anno, sull’andamento del pil, la produzione industriale e la spesa delle famiglie. Sono questi i principali indicatori dello stato di salute dell’economia e tutti volgono pesantemente al ribasso, peggio delle stime formulate a maggio, indicando che l’Italia è ancora in piena recessione e la ripresa è lontana. Il pil è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% considerando il primo trimestre 2012. È un segno negativo che corregge la stima preliminare diffusa il 15 maggio scorso nella quale si prevedeva una diminuzione congiunturale dello 0,5% e un calo tendenziale del 2,3%. Pertanto la variazione acquisita del Pil per il 2013 è pari a -1,6%. A questo si aggiunge il calo della produzione industriale ad aprile, il ventesimo consecutivo (-0,3% su base mensile contro -0,9% di marzo). Nella media del trimestre febbraio-aprile la flessione è risultata pari all'1% rispetto al trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, l'indice è diminuito in termini tendenziali del 4,6%, contro il -5,3% di marzo. Nella media del periodo la produzione è scesa del 4,4% sullo stesso periodo dell'anno precedente. Il settore più colpito è quello delle costruzioni il cui valore aggiunto ha registrato variazioni congiunturali negative del 3,6%. Il rallentamento del Paese emerge anche da altri indicatori. Segno negativo per i consumi e gli investimenti, scesi rispettivamente dello 0,3% e del 3,3%, mentre le esportazioni hanno subito un calo dell'1,9%. Le importazioni hanno registrato una flessione dell'1,6%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,9 punti percentuali alla variazione del Pil, con contributi di -0,3 punti dei consumi delle famiglie e di -0,6 degli investimenti fissi lordi. L'unica nota positiva di giornata arriva da un altro osservatorio, cioè dall'Ocse, il cui superindice segnala l'approssimarsi di una svolta positiva per l'economia italiana e dell'Eurozona: entrambe dovrebbero riprendere slancio. A smorzare il possibile ottimismo, però, è intervenuto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che da Assolombarda ha frenato: «Il secondo trimestre non sarà probabilmente quello della svolta», ha detto, spiegando che i dati su spese e investimenti non sono andati «solo male, ma peggio di quello che ci aspettavamo». Difficile quindi dire, per sua stessa ammissione, quando ci sarà la ripresa. Il governo, assicura Giovannini, agirà in tempi rapidi, per mettere a punto degli interventi «che entro giugno possano avere delle componenti normative e finanziarie per lo stimolo di nuova occupazione con l'obiettivo di fare il prima possibile». Si partirà dai giovani, assicura il ministro; l'obiettivo è quello di assicurare loro un futuro attraverso la revisione della riforma del mercato del lavoro, «ma non un suo smantellamento. Non avrebbe senso». Ottimista l’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, che attende un’inversione di tendenza per il quarto trimestre dell'anno. Quanto al credit crunch «c'è, è innegabile. In parte è stato provocato dall'incertezza della politica prima e dopo le elezioni» spiega Ghizzoni che però è fiducioso in una «stabilizzazione nel quarto trimestre». Per Confcommercio «è praticamente impossibile immaginare una crescita prima della metà del 2014. Inoltre bisogna riconoscere che la crisi italiana ha intensità e durata tali da non potere essere assimilata alla recessione che colpisce le altre economie avanzate». Il confronto? La riduzione del Pil nella prima parte del 2013 rispetto al primo trimestre dello scorso anno è limitata allo 0,3% in Germania e allo 0,4% in Francia. Il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, spiega che «il quadro dell'economia italiana stenta a migliorare. Dopo una temporanea ripresa, dall'estate del 2011 il pil è in contrazione, risentendo degli effetti della crisi del debito sovrano, in particolare sulle banche, e dell'impatto immediato delle incisive manovre di risanamento dei conti pubblici. Il potenziale di crescita, inferiore a quello dei nostri principali partner già prima della crisi, si sta ancora indebolendo». Per Panetta quindi bosogna andare avanti con le riforme.

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