Politica

L’Italia sommersa dalla marea rossa

Ballottaggi Con le 16 di questa tornata elettorale ora i Democratici governano tutte le principali città d’Italia. Epifani esulta: «È il risarcimento delle Politiche»

Dalle Alpi alle isole. Dopo i ballottaggi della amministrative il Pd si ritrova in una situazione che solo quattro mesi fa, dopo le Politiche, sembrava impossibile. Da oggi infatti, salvo un paio di eccezioni (Catanzaro e Campobasso), non c’è capoluogo di Regione che non sia governato dal centrosinistra. Certo, si può discutere sull’«ampiezza» del termine centrosinistra che, al momento, raccoglie tutto e il contrario di tutto. E spesso si traduce in candidature civiche che tengono particolarmente a smarcarsi dai partiti che le sostengono (su tutti il Pd). Ma il dato resta. Non a caso il segretario del Pd Guglielmo Epifani canta vittoria: «È una bella giornata per i Democratici e per il centrosinistra. È un risultato davvero importante spero che ci dia la spinta a fare bene quell’opera di servizio che serve al Paese in un momento così difficile. È un po’ il risarcimento di quello che doveva succedere e non è successo ma è anche il frutto di quella semina». Difficile dargli torno. Anche se è impossibile non vedere le differenze che passano tra Piero Fassino (sindaco di Torino) e Giuliano Pisapia (Milano), tra Luigi De Magistris (Napoli) e Michele Emiliano (Bari), tra Matteo Renzi (Firenze) e Ignazio Marino (Roma). E ancora Massimo Zedda (Cagliari), Virginio Merola (Bologna), Giorgio Orsoni (Venezia), Leoluca Orlando (Palermo). Ma adesso non è il momento di concentrarsi su problemi e polemiche. «Hanno vinto i candidati e ha vinto il Pd - sottolinea Epifani -. Anche questa cosa di Marino. È un candidato atipico ma non viene dalla Luna, fa parte a pieno titolo dei gruppo dirigente del Pd. Poi lo fa a suo modo, ma questa è la sua forza. Ognuno di noi ha la sua storia, è la nostra forza e la nostra ricchezza che dobbiamo usare per dare forza a tutti». Peccato che chi lo ha preceduto non abbia affatto dimenticato il trattamento ricevuto in questi mesi. Quando Debora Serrachiani, dopo il successo in Friuli Venezia Giulia, rivendicò con orgoglio di aver vinto «nonostante il Pd». Così Pier Luigi Bersani si sfoga: «La scarsa partecipazione è un problema grave ed è un problema di tutti. Ma c’è solo uno che vince: è il Pd con i suoi candidati. Una vittoria strepitosa. Aspetto naturalmente che qualcuno dica che il Pd ha perso o che si è vinto nonostante il Pd. Sarà ora di comprendere che il vero problema del Partito Democratico è di essere all’altezza della sua forza e delle sue responsabilità, e che questa è la sfida che sta davanti al prossimo Congresso». Già, il congresso. Domenica Renzi aveva chiesto al segretario di fissare data e regole dell’appuntamento. Una condizione imprescindibile per sciogliere la riserva attorno alla sua possibile candidatura alla guida del Pd. Ieri Epifani ha risposto, confermando che il congresso si terrà entro l’anno: «Abbiamo iniziato questa mattina in segreteria una prima discussione in maniera assolutamente costruttiva. La continueremo e nei prossimi giorni ci saranno le risposte (alle domande sulla data e le regole). Lo spirito con cui operiamo è di fare un congresso che sia di apertura e di rinnovamento. Su questo non c’è dubbio. Tra l’altro questo voto ci consegna una responsabilità in più e di essere, anche attraverso il congresso, all’altezza del compito che il voto ci assegna». Lui, comunque, non ha intenzione di rivendicare il ruolo di Salvatore della Patria: «Io il Mazzarri del Pd (Epifani è tifoso interista ndr )? Non so cosa sia più difficile. Il mio incarico però è più breve, quello di Mazzarri sarà sicuramente più lungo». E mentre il rottamatore esulta («Oggi è un grande giorno di festa per i tanti comuni in cui il centrosinistra ha vinto. È un filotto») e guarda al futuro («Oggi abbiamo fatto il sorpasso al Pdl in retromarcia. Se arriva una candidatura o più candidature che risvegliano lìentusiasmo o danno orizzonte e visione, quello che si è astenuto lo riportiamo a votare»), anche Enrico Letta festeggia. Per il premier si tratta di un voto che rafforza le larghe intese. Ma Nichi Vendola lo gela: «Oggi vince il centrosinistra alternativo alla destra, altro che larghe intese». Certe cose non cambiano.

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