Politica

Letta cerca un asse con Berlino

Il premier lavora a una sponda con il Cancelliere Merkel Preparazione del vertice di Roma. Avanti sull’occupazione

L’obiettivo è stabilire un asse privilegiato con il Cancelliere Merkel e andare al Consiglio Ue di Bruxelles del 27-28 giugno con la forza necessaria per chiedere all’Europa un maggiore impegno sull’occupazione. È questa la strategia alla quale sta lavorando il premier Letta che, va ricordato, appena insediato si è recato a Berlino proprio per allacciare un rapporto più stretto con il Cancelliere. Il vertice di venerdì prossimo a Roma con Francia, Spagna e Germania servirà quindi come preparazione al Consiglio europeo che dovrebbe sbloccare (questo è ciò che letta si attende) i fondi del programma Youth, pari per l’Italia a 400 milioni e autorizzare l’uso dei fondi strutturali europei non utilizzati per sostenere l’occupazione. Se Letta riuscisse a portare a casa questo risultato avrebbe circa un miliardo da dirottare a misure a sostegno del mercato del lavoro e potrebbe quindi concentrarsi sulla questione dell’aumento dell’Iva e del nodo dell’Imu. Per l’imposta sulla casa il governo non è ancora entrato nel vivo mentre per l’incremento dell’Iva dal 21 al 22% che dovrebbe scattare dal primo luglio, l’ipotesi allo studio di uno slittamento a ottobre. Sarebbe indubbiamente una misura tampone ma necessaria per prendere tempo giacchè lo slittamento di sei mesi costa due miliardi mentre la sospensione anche nel 2014 vale 4 miliardi. Nel frattempo il governo metterebbe a punto una nuova spending review sulla pubblica amministrazione per individuare incentivi, agevolazioni e deduzioni fiscali che si possono tagliare. Tra sconti vari ogni anno vengono sottratti alle casse delo Stato circa 253 miliardi di euro. Ma la vera priorità è l’occupazione e Letta in anticipo sul Consiglio Ue intende varare, probabilmente già la prossima settimana una serie di misure a costo zero ma con qualche impatto. Tra le norme in arrivo, particolarmente attese dalle imprese, c'è la possibilità per le aziende di abbattere e ricostruire gli immobili strumentali a patto di non cambiarne la volumetria; la semplificazione del Durc, il documento unico di regolarità contributiva (si stabilirà che è sempre acquisito d'ufficio, che vale 180 giorni e che non deve essere richiesto per ogni singolo contratto). Inoltre, dovrebbero essere unificate in un paio di scadenze fisse ogni anno le date degli adempimenti amministrativi, contabili e fiscali che gravano su imprese e famiglie. Con questo stesso pacchetto dovrebbero arrivare l'obbligo di rilasciare i titoli di studio anche in lingua inglese e l'eliminazione di una serie di certificati. Ma si tratta di provvedimenti che anche se utili non sono sufficienti a dare una svolta al problema occupazionale. Per questo Letta aspetta che dal Consiglio europeo di fine giugno arrivi l’autorizzazione a politiche più espansive che servirebbero ad affrontare oltre al tema del lavoro anche quello del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Intanto da un’analisi del Centro studi Unimpresa emerge che è pari a circa 70 miliardi di euro il credit crunch nell'ultimo anno. Le banche hanno tagliato i prestiti a tutti i settori - famiglie, imprese e pubblica amministrazione - per un totale di 69,2 miliardi (-1,9%) tra aprile 2012 e aprile 2013. La riduzione dei finanziamenti alle famiglie in dodici mesi è stata pari a 9 miliardi (-1,9%) mentre la sforbiciata al credito per le imprese è stata di 38,1 miliardi (-4,2%). Giù anche le erogazioni per Stato ed enti locali: - 22 miliardi (-1,1%). L'analisi, basata su dati Banca d'Italia, rileva che il totale degli impieghi delle banche è passato dai 3.484,8 miliardi di aprile 2012 ai 3.415,5 miliardi di aprile 2013. Per le famiglie lo stock dei crediti è sceso dai 614,6 miliardi di aprile 2012 ai 605,6 miliardi di aprile 2013. Il credito al consumo diminuito di 4 miliardi (-6,4%): i finanziamenti per acquistare, tra l'altro, elettrodomestici e automobili sono diminuiti da 62,6 miliardi a 58,6 miliardi. Giù anche i prestiti personali: la stretta è di 1,9 miliardi (-1%) frutto del calo da 184,7 miliardi a 182,7 miliardi.

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