Politica

«Legge elettorale alla francese e meno burocrazia»

«È sotto gli occhi di tutti che il nostro modello istituzionale non regge più. Con una maggioranza molto ampia si può creare un terreno fertile, superando le divergenze, per entrare nella Terza...

«È sotto gli occhi di tutti che il nostro modello istituzionale non regge più. Con una maggioranza molto ampia si può creare un terreno fertile, superando le divergenze, per entrare nella Terza Repubblica». Ne è convinto il deputato Pd Leonardo Impegno, ex presidente del consiglio comunale nella seconda giunta napoletana targata lervolino, che ha firmato la proposta di legge di riforma costituzionale a sostegno del semipresidenzialismo col doppio turno alla francese. L'hanno seguito tanti giovani piddini, nonostante le reticenze da parte dei big. Onorevole Impegno, cosa risponde a chi dice che il semipresidenzialismo è l'anticamera di un regime autoritario? «Calamandrei diceva che la dittatura non è nata dal regime presidenziale, ma da quello parlamentare. E io aggiungo soprattutto di quello a bicameralismo perfetto come il nostro che blocca le procedure. E poi c’è l'entusiasmo con cui l'Italia di sinistra ha salutato la vittoria di Hollande in Francia a smentire». I vantaggi? «Si individuerebbero meglio le responsabilità di chi decide. I cittadini hanno dimostrato che non accettano più il rituale del voto segreto dei partiti nell’elezione del Capo dello Stato, ma vogliono scegliere direttamente». Come si trova in Parlamento? «Trovare soluzioni è più facile dall’interno, anche se il momento è difficile e non è una legislatura "normale". Ma l’alleanza trasversale di un governo di emergenza si deve trasformare in opportunità per il Paese. Letta sta andando dalla parte giusta. Ora il governo deve osare, marginalizzando i conservatorismi». È favorevole a dare la cittadinanza ai bambini figli di immigrati nati in Italia? «Una legge che lo permetta sarebbe semplicemente una legge di civiltà per il nostro Paese». Quali gli step indispensabili per andare avanti nell’azione di governo? «La sburocratizzazione di tutte le procedure amministrative, estenuanti per chi produce. A Napoli per aprire una pizzeria ci vogliono due anni, il rischio è l’abusivismo o il non aprire. È così in tutta Italia. Bisognerebbe liberalizzare e attuare un controllo a posteriori, con pene maggiori per quelli che non rispettano le norme. E poi il governo dovrebbe fare una riforma della giustizia come se Berlusconi non esistesse, a tutela di chi non trova giustizia per 12 anni in media».

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