Le amministrative sono agli sgoccioli e la campagna elettorale per i ballottaggi, in particolare quello romano, ormai ha segnato il suo corso. Il mondo cattolico non è stato in silenzio, e ha preteso risposte certe sui «temi qualificanti» attraverso un manifesto rivolto al candidato di centrosinistra Marino e a quello di centrodestra Alemanno. Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, aprendo ieri a Roma i lavori del Consiglio Generale di Mcl non ha lasciato spazio ad interpretazioni: «Abbiamo voluto, insieme alle altre associazioni cattoliche, dare un segnale forte, perché non poteva esserci un dibattito politico senza mettere al centro quelli che, per noi, sono temi imprescindibili». Ma questo manifesto significa molto di più. «Di certo è anche un segnale importante per l’associazionismo cattolico. Insieme daremo vita ad una nuova Camaldoli. Un gruppo di lavoro sta già lavorando a questo progetto». Quando succederà? «Presumibilmente ad ottobre» Chi parteciperà? «Chi vorrà, le porte di questa iniziativa sono aperte a tutti quelli che condividono i nostri valori, di certo i firmatari del manifesto stanno già dialogando». Finirà come Todi? «Continueremo a ricercare nella chiarezza il rapporto con gli "altri" e a rafforzare le reti che abbiamo costruito, recuperando "il meglio" del lavoro fatto in questi anni, anche nel "Forum del Lavoro", di cui rivendico la nascita, la crescita, il tanto lavoro positivo fatto, fino a Todi 2: ma andando oltre. Una certezza, però, va data: questa volta ci uniremo su dei temi chiari e sulla base di proposte concrete». Intanto il Governo ormai sta prendendo una strada sempre più delineata. «Credo che questo Governo stia muovendo i primi passi fra tante difficoltà, ma nella direzione giusta. Avevamo più volte auspicato, nelle scorse settimane, un Governo di servizio e di larghe intese, alla ricerca di un armistizio indispensabile al Paese. Si è realizzato quello che sembrava impossibile: l’avventurosa composizione di forze e visioni di sinistra, di centro e di destra che per due decenni sono state quasi sempre non compatibili, e spesso aspramente contrapposte». Insomma, questo governo piace? «Ripeto che siamo al cospetto di un governo straordinario, nato in condizioni di difficoltà, destinato ad affrontare un percorso unico e che si giustifica soprattutto per i doveri che gli sono affidati. Con il rischio di una spaccatura irreversibile del Paese, in un periodo di gravissima crisi economica e sociale». E adesso? «Ora si apre una fase nuova e, per certi aspetti, inattesa. Il Governo dovrà contrastare la crisi economica e il Parlamento sarà impegnato nelle riforme istituzionali». La priorità è cambiare la legge elettorale? «Certo, ma non senza la trasformazione dell’architettura dello Stato. Non dobbiamo avere paura è tempo di riforme strutturali e questa è un’occasione imperdibile». I partiti come ne usciranno? «A pezzi, ma del resto non sono stati in grado di capire il cambiamento e quindi di evolversi. Nascerà definitivamente la terza repubblica con una trasformazione totale del quadro politico». E voi cosa farete? «I cattolici devono giocare una loro partita: in Parlamento e nel Paese. Del resto è stato fortissimo il rischio di uno scontro senza confini teso ad escludere una parte decisiva della società italiana dalla scena pubblica». Cosa si è rischiato? «Se non fosse stato per le scelte "isolazioniste" di Beppe Grillo oggi ci ritroveremmo Romano Prodi alla presidenza della repubblica. E tutto sotto la regia di Repubblica. Hanno demonizzato Massimo D’Alema, il diavolo che per primo indicava a sinistra la necessità di dialogo tra le forze politiche, hanno utilizzato un opportunista come Matteo Renzi, hanno dominato il povero Bersani e hanno usato i "mazzieri" sul buon Marini. Insomma, la banda di Repubblica ha messo in campo tutti: i due re dell’intrigo (De Benedetti e Prodi), carrieristi, movimentisti di ogni tipo (ieri Walter Veltroni oggi Matteo Renzi), utilizzando avventurieri come Beppe Grillo e Casaleggio». Rischiavate di finire fuori dai giochi? «Non credo che questo possa succedere, ma sono certo che il nostro mondo debba tornare a sporcarsi le mani e non si tratta di trovare nuovi nomi, di inventare nuove formule per il marketing, ma di costruire dal basso un nuovo progetto per il Paese. Insomma, si tratta piuttosto di favorire la formazione dei partiti a vocazione maggioritaria, sia di centro destra che di centro sinistra in grado di integrarsi a pieno titolo all’interno delle due principali famiglie partitiche europee».
Riforme e lavoro, i cattolici ripartono
Costalli (Mcl): «Dopo l’esperienza di Todi c’è bisogno di un rilancio ma questa volta temi chiari e progetti concreti per cambiare il Paese»
