Qualcuno avverta Beppe Grillo che un Fico presidente non fa una rivoluzione. Se c'è una notizia nella giornata politica di ieri, con la nomina di Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle, a presidente della Commissione di Vigilanza Rai, con i voti degli orridi partiti, quelli che dovrebbero essere morti stando al Vangelo del Comico, è che Grillo non è un rivoluzionario e neppure il suo M5S. I rivoluzionari infatti non negoziano la elezione di uno di loro con il vecchio sistema, se lo prendono (o perlomeno provano) il Potere o il posto da presidente che vogliono per sé, cascasse il mondo. Ieri Fico si è invece beccato 29 voti e le schede bianche sono state appena 5. Lo tsunami è diventato un ponentino, leggero, quasi piacevole - a Roma capita - ma soprattutto ha consumato due contrappassi danteschi per Grillo ed il suo Movimento. Del primo, dicevamo. Questo continuo chiedere, a mo' di litania, la presidenza della Rai da parte del M5S è stato il contrario dell'innovazione. La volevano perché spetta alle opposizioni ma per farsi votare han finito col sembrare democristiani. Più ora pro nobis che vaffanculo insomma. La seconda contraddizione sta invece nel chiedere di presiedere una commissione che vigila sulla televisione, la Rai, quella pubblica. Ma come, han passato i grillini ed il loro leader mesi e mesi a spaccarci i cabasisi che la tv è morta, che non bisogna andarci, che i talk show no, sono luoghi di perdizione, che la grande rivoluzione del web spazzerà via tutto e poi son finiti con il derogare a questo loro puritanesimo per la rete, cominciando a mandarci qualcuno nei talk, ammorbidendo il giudizio, attaccando - con tanto di premio al microfono di legno, il peggior giornalista e conduttore e tg (secondo loro, ovviamente) - i professionisti dell'informazione e, dolce candelina sul dolce, prendendosi la presidenza della Vigilanza Rai. Dice Fico: «Faremo sicuramente un ottimo lavoro, spero che il faro di questa Commissione sia cercare di staccare la politica dall'informazione e dalla tv di Stato». E qui la doppia contraddizione diventa tripla: sì, perché quello che Fico pare ignorare, è che senza i voti della politica lui nel ruolo del Giovanni D'Arco che purifica ciò che puro non è, la tv pubblica, non l'avrebbe mica potuto fare. Che poi fare…. parlare di farlo. C'è in questo modo, tra il vittimistico (se non ci danno la Vigilanza - dicevano i grillini prima di ieri - è un brutto colpo alla democrazia perché le presidenze di certe commissioni di garanzia son sempre andate alle opposizioni) del giorno primo ed il ci pensiamo noi del giorno dopo, la crisi profonda del senso delle cose. Ci ritroviamo, per mettere in fila e cercare di dare una sequenza logica, con un presidente della Vigilanza Rai che appartiene a un Movimento il cui leader spara contro la Rai (l'informazione pubblica e la televisione) perché gestita dalla politica, eletto - guarda caso! - presidente con i voti della politica e non dei rivoluzionari grillini. «Quello che avviene sui palchi - ha detto ieri Fico - non ha niente a che vedere con la Vigilanza. Con me lavoratori e giornalisti liberi saranno sempre tutelati». Ma come si fa, caro Fico, a scindere in modo manicheo i giornalisti dall'azienda per cui lavorano, cambiare radicalmente le cose senza un progetto di sistema che tenga conto che parliamo della più grande azienda culturale e pubblica del nostro Paese? La televisione è un'industria, che sta dentro un sistema e riformarla significa studiare i modelli produttivi in crisi, magari per cambiarli radicalmente, tenendo conto che la Rai non è monopolista e che il mercato ha le sue leggi. Una laurea in Scienze della comunicazione (e Fico ce l'ha e lo ha detto pure in tv, ospite in un talk della Rai, quello di Lucia Annunziata, In Mezz'ora) è una bella cosa ma non basta a fare un buon presidente della Vigilanza con compiti ambiziosi così come una laurea in medicina non basta a fare un bravo chirurgo. Anche per questo è assai probabile che un Fico in Rai non farà la rivoluzione. E forse neppure primavera.
Un Fico in Rai non fa primavera
Qualcuno avverta Beppe Grillo che un Fico presidente non fa una rivoluzione. Se c'è una notizia nella giornata politica di ieri, con la nomina di Roberto Fico, del Movimento 5 St